Non è ancora stata scritta la parola fine sulla triste vicenda relativa all’omicidio di Serena Mollicone: la Corte di Cassazione, infatti, ha annullato l’assoluzione in Appello per tutti gli imputati, disponendo un nuovo processo per Franco, Marco e Anna Maria Mottola. La decisione, arrivata nel tardo pomeriggio, era stata sollecitata dal procuratore generale, secondo il quale:
Se è vero che non ci sono prove sufficienti per condannare Franco, Marco e Anna Maria Mottola nel processo per l’omicidio di Serena Mollicone, è anche vero che le ragioni della loro assoluzione in Appello e in primo grado non sono adeguatamente motivate.
Con la decisione della Corte di Cassazione di Roma «si apre una possibilità per noi familiari e per la comunità intera. Quando si maltratta e si riduce una bambina in quelle condizioni, non possiamo far finta che non ci interessa. Siamo contenti proprio per questo senso di apertura alla ricerca ancora della verità», ha detto Antonio Mollicone, zio di Serena, che ha aggiunto: «Non ci interessano presunti responsabili, a noi interessano i responsabili. Non un capro espiatorio, sono 24 anni che aspettiamo. La verità la andiamo a cercare in ogni parte del mondo, ormai quello che ci resta da fare è questo e lo faremo volentieri».
Secondo l’accusa il maresciallo della stazione dei carabinieri di Arce, suo figlio e la moglie sono accusati di concorso in omicidio volontario e occultamento di cadavere per aver aggredito la giovane studentessa nei locali della caserma è averne poi nascosto il corpo in un bosco alle porte del paesino del frusinate. In quasi 24 anni, anche per gravi mancanze nelle indagini iniziali (in parte condotte dallo stesso Mottola), non si è mai arrivati a capire cosa sia successo la mattina in cui la ragazza non tornò a casa, per essere poi ritrovata cadavere due giorni dopo.
I sostituti procuratori generali Francesco Piantoni e Deborah Landolfi avevano chiesto la condanna a 24 anni per Franco Mottola, a 22 anni per il figlio Marco e per la moglie Annamaria. Per Francesco Suprano avevano chiesto 4 anni, dopo che l’imputato aveva rinunciato alla prescrizione, e per Vincenzo Quatrale l’assoluzione. Le parti civili invece che avevano proposto l’Appello sono state condannate al pagamento delle spese processuali.


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