
Di Cristina Casella
Era sparita da giorni, ma nessuno ne aveva denunciato la scomparsa. I riflettori sulla vita di Gabriella Fabbiano, giovane promoter di 43 anni, si accendono soltanto nel pomeriggio del 5 dicembre, quando all’interno di un laghetto artificiale nei pressi di Cernusco sul Naviglio viene ritrovato il cadavere di una donna.
A dare l’allarme è il titolare della cava dismessa, insospettito da un telo di plastica che galleggia proprio sulla superficie dell’acqua. La scoperta è davvero macabra: si tratta del corpo di una persona. Per gli inquirenti, in un primo momento, non è facile capire a chi appartengano quei resti avvolti nel cellophane. Addosso soltanto una tuta e l’abbigliamento intimo. Nient’altro, neppure le scarpe. Mani e piedi sono legati a tre grandi mattoni con l’ausilio di alcune cinghie da tapparella. Nelle intenzioni dell’assassino, forse, c’era la volontà di compiere un delitto perfetto, facendo sì che il cadavere si adagiasse sul fondale del lago senza mai riaffiorare.
Dai primi rilievi si evince che la vittima è stata raggiunta da un colpo d’arma da fuoco all’altezza dell’orecchio destro. L’omicidio, con grande probabilità, si è consumato in un altro luogo. Il killer, però, si sarebbe disfatto della pistola gettandola proprio in quelle acque. I sommozzatori, a tal proposito, hanno scandagliato i fondali del lago senza trovarne traccia.
Grazie alle impronte digitali, in un arco temporale molto breve, gli investigatori sono riusciti a risalire all’identità della donna. Il cadavere rinvenuto nel laghetto di Cernusco è quello di Gabriella Fabbiano, venditrice porta a porta del piccolo centro milanese. Alle spalle un matrimonio fallito e il mancato affidamento dei due figli. Una vita sentimentale tormentata, la sua, sommata ad un lavoro precario e alle difficoltà economiche che ne conseguono.
La donna, negli ultimi anni, ha tessuto relazioni con diversi uomini. Le sue frequentazioni sono ben note anche ai vicini di casa. Ed è questo quadro a dare un nuovo impulso all’investigazione, aprendo la strada ad una probabile pista passionale.
I militari hanno ascoltato le testimonianze di oltre 50 persone, tra cui alcuni ex amanti della Fabbiano, incluso il suo ultimo compagno, Mario Marcone. L’uomo ha già un precedente per tentato omicidio ai danni della ex moglie, la quale rischiò di morire a seguito di un suo investimento. Così, incalzato dalle pressanti domande degli inquirenti, Marcone alla fine cede, confessando di aver ucciso Gabriella Fabbiano.
Si è presentata a casa mia con una pistola e nel tentativo di disarmarla è partito un colpo.
Una versione che non convince chi indaga. Le risultanze, infatti, non vi trovano riscontro. Secondo gli investigatori, Marcone avrebbe ucciso la compagna in preda ad un raptus di gelosia. Il giorno successivo si sarebbe rivolto ad un suo grande amico, Fabrizio Antonazzo, chiedendogli aiuto per liberarsi del corpo della donna. Quattro giorni dopo l’omicidio, i due avvolgono il cadavere in un telo e si dirigono verso la cava. Lì procedono all’inabissamento, assicurando i resti della Fabbiano a ben 70 chili di massi. In questo modo nessuno avrebbe mai potuto trovarla.
Attualmente Marcone ed Antonazzo si trovano in carcere. Il movente continua a non convincere gli inquirenti: la scena del crimine, infatti, sembrerebbe lasciar intendere una vera e propria spedizione punitiva ordita nei confronti della giovane venditrice. L’arma del delitto, tra l’altro, non è stata ancora ritrovata.



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