Di M.B.
Trascorrere la mia vita, avendo ribrezzo di me perché non sono stata capace di dire NO,
evitare gli specchi per non avere paura dell’immagine riflessa,
camminare a testa bassa per non sentire su di me gli sguardi di disapprovazione altrui,
costruirmi una maschera per non scoprire la mia vera persona,
chiudere ermeticamente le porte del mio cuore perché quello non potrà mai essere violato.
Tutto questo succede quando a 15 anni scopri che il mondo non è quello che dovrebbe essere perché rappresenta il tuo inferno personale e solo la morte potrebbe porre fine alle tue sofferenze.
Tutto questo succede perché sono stata violentata a 15 anni e ho scelto di reprimere ogni terribile sensazione all’interno dell’angolo più oscuro del mio cuore, chiuso come uno scrigno che non andava mai aperto, il mio personale vaso di Pandora.
Più di vent’anni di prigione, nel mio silenzio, nelle mie angosce, nelle mie paure, unica compagna fedele, la vergogna di me stessa.
No, non lo farò ancora, perché io non ho fatto nulla di male se non fidarmi!
Nessuno mi può condannare, nessuno può sapere cosa provo, nessuno ha il diritto di giudicarmi ma tutti hanno il dovere di ascoltare il numero impressionante di ragazze e donne che, ogni giorno, subiscono violenze di ogni tipo, abusi, soprusi e angherie, perché ognuna di noi ha vissuto il proprio personale 8 marzo.
Vorrei poter dire a queste donne, oggi più che mai, di urlare la propria disperazione, di parlare con chi può ascoltare ed è abilitato a farlo, di non lasciarsi morire giorno dopo giorno, di non darla vinta a chi come linguaggio conosce solo la violenza, di non lasciar trascorrere il tempo senza farsi aiutare perché il tempo è prezioso e non ci sarà restituito.
Oggi, se pure con qualche strascico doloroso, sono una donna diversa, felice, appagata, fiduciosa nei confronti della vita. Sono stata aiutata dalla misericordia di Dio che mi ha dato la forza di non farmi del male (anche se io la scambiavo per vigliaccheria), dall’uomo meraviglioso che ho al mio fianco e che mi ha fatto capire per ben 25 anni cos’è veramente l’AMORE. Quello sano che non ti giudica, che non cerca di cambiarti, che non offende, che rispetta, che ti aiuta a crescere e a non avere paura di essere quello che sei con la tua storia, con i tuoi limiti, con le tue ferite ma anche con la tua voglia di vivere troppo a lungo repressa e che ti dà la stessa sensazione di una gola riarsa da una sete antica e per troppo tempo trascurata, dai miei figli (testimonianza vivente dell’amore che non conosce limiti) e da tutti i miei amici e colleghi che hanno saputo tutta o in parte la mia tragedia e mi hanno insegnato a non avere paura di raccontare e di liberarmi piano piano di questo pesante fardello che è inimmaginabile portare da sola per così tanto tempo.
È proprio questo che vorrei fosse l‘8 marzo. Il giorno in cui tutte le donne, che hanno vissuto la mia esperienza, avessero la forza di uscire allo scoperto, di raccontare le loro storie, di ribellarsi ad ogni tipo di prepotenza, di cominciare a vedersi con occhi diversi, degne di vivere realizzando i propri sogni. Soprattutto, degne di pretendere e di scegliere il vero amore, quello che esclude ogni forma di violenza, quello che ha la consistenza di un buon seme che, piantato in un terreno fertile produce radici profonde e arbusti secolari.
Buon 8 Marzo!
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