
Licio Gelli, ex gran Maestro della P2, coinvolto nella maggior parte dei cosiddetti Misteri d’Italia, è morto a Villa Wanda, la sua storica abitazione alle porte di Arezzo. Si è spento a 96 anni, poco prima delle 23.00 di martedì 15 dicembre.
Nato a Pistoia il 21 aprile 1919, a 18 anni si arruolò come volontario nelle Camicie nere di Francisco Franco in Spagna. Fu fascista, repubblichino e partigiano. Il 16 dicembre 1944, sposò Wanda Vannacci dalla quale ebbe 4 figli. Dopo la guerra si trasferì in Sardegna e in Argentina, dove si legò a Juan Domingo Peron e Josè Lopez Rega.
Tornato in Italia, iniziò a lavorare per la Permaflex, fabbrica di materassi, diventando ben presto direttore dello stabilimento di Frosinone. In seguito, diventò socio dei fratelli Lebole e proprietario dello stabilimento Gio.Le di Castiglion Fibocchi. Nel 1963, si iscrisse alla Massoneria. Nel ’66 il Gran Maestro Giordano Gamberini lo trasferì alla loggia Propaganda 2, nata alla fine dell’Ottocento per permettere l’adesione riservata di personaggi pubblici. Nel 1975 venne deciso lo scioglimento della P2, che però, grazie a Gelli che diventò Gran Maestro, rinacque più forte di prima.
Il 17 marzo 1981, i giudici milanesi Giuliano Turone e Gherardo Colombo, indagando sul fallimento di Michele Sindona, arrivarono alle liste della P2. Negli elenchi, c’erano quasi 1000 nomi: politici, finanzieri come Sindona e Calvi, imprenditori, editori, giornalisti, militari, carabinieri, poliziotti, capi dei servizi segreti, medici, sportivi, prefetti, questori, magistrati.
I massoni della P2 risultarono coinvolti, direttamente o indirettamente, in tutti i più grandi scandali e misteri degli ultimi quarant’anni della storia del nostro Paese: il Golpe Borghese, strategia della tensione, crack Sindona, caso Calvi, sequestro ed omicidio Moro, trattativa Stato-mafia, Tangentopoli.
Il 22 maggio 1981 scattò il primo ordine di cattura ma il “Burattinaio” riuscì a scappare, fu arrestato a Ginevra il 13 settembre 1982. Rinchiuso nel carcere di Champ Dollon, evase il 10 agosto 1983. Quattro anni dopo, si costituì a Ginevra e il 17 febbraio 1988 lasciò la Svizzera per essere estradato in Italia. L’11 aprile ottenne la libertà provvisoria per motivi di salute. Il 16 gennaio 1997 fu raggiunto da un nuovo ordine di arresto, ma il Ministero della Giustizia lo revocò poiché il reato di procacciamento di notizie riservate non era tra quelli per cui era stata concessa l’estradizione.
Il 22 aprile 1998 la Cassazione confermò la condanna a 12 anni per il crack del Banco Ambrosiano. Il 4 maggio dello stesso anno, il “Venerabile” si rese di nuovo irreperibile: la fuga durò più di 4 mesi. Gli furono concessi gli arresti domiciliari da scontare a Villa Wanda, la sua residenza che nell’ottobre del 2013 gli venne sequestrata alla fine di una indagine per reati fiscali. Nell’aprile del 2013, fu ascoltato dai pubblici ministeri nell’ambito dell’inchiesta sulla Trattativa Stato-mafia.




Lascia un commento