
L’omicidio più antico di cui si abbia testimonianza è quello avvenuto circa 50.000 anni fa nella regione dei monti Zagros, nell’Iraq nord-orientale, ai danni di un certo Shanidar-3 (così è indicata la vittima nei registri della “Anagrafe Paleoantropologica”), probabilmente rimasto vittima di uno scontro etnico.
Come risulta dalle analisi condotte sul tipo di lesione riscontrata e dall’angolo d’impatto, Shanidar-3 morì trafitto al petto da una lancia. Tenendo conto però che il suo popolo, i Neanderthal, non pare possedesse quella sofisticata tecnologia, i ricercatori della Duke University, che nel 2009 affrontarono il caso, conclusero che il colpevole doveva essere un Homo sapiens moderno.
Va specificato che la prima vittima documentata di aggressione interumana – probabilmente di un tentato omicidio – non è stata Sanidar-3. Uno studio recente pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences, infatti, descrive un evento delittuoso avvenuto molto prima, addirittura 126.000 anni fa.
Analizzando un cranio umano proveniente dal sito di Maba (Cina meridionale), risalente al medio Pleistocene e conservato presso l’Istituto di paleontologia dei vertebrati e paleoantropologia dell’Accademia delle Scienze cinese, un team internazionale di ricercatori è riuscito a rilevare – grazie a sofisticate tecniche di stereomicroscopia e scansione tomografica ad alta risoluzione – segni di un grave trauma cranico provocato da un corpo contundente acuminato.
Secondo Lynne Schepartz dell’Università del Witwatersrand a Johannesburg, in Sud Africa:
Questa ferita è molto simile a quelle che si osservano oggi quando qualcuno è colpito con forza con un pesante oggetto contundente. Per questo va collocata assieme al piccolo campione di resti di uomini dell’era glaciale che mostrano segni di trauma probabilmente indotto da altri uomini, e potrebbe essere il più antico esempio di aggressione inter-umana documentata. Il fatto che vi siano segni di una guarigione dell’osso indica anche la sopravvivenza a una lesione cerebrale grave.
Non è possibile valutare se l’evento sia stato accidentale o intenzionale, se sia trattato dell’esito di una rissa oppure di un’aggressione premeditata. Tuttavia, l’identificazione di lesioni traumatiche in fossili umani è di grande interesse per la valutazione del rischio relativo di lesioni nei diversi gruppi umani, e per le implicazioni sul comportamento.
Ci aiuta anche a identificare e comprendere alcune delle prime forme di aggressione interumana, e le capacità degli esseri umani del Pleistocene di sopravvivere a gravi lesioni e a disabilità post-traumatiche. Per poter sopravvivere e riprendersi da una simile ferita, l’uomo di Maba aveva bisogno di un sostegno sociale e di aiuto in termini di cura e alimentazione.
Il cranio di Maba è stato scoperto, insieme a resti di altri mammiferi, nel giugno del 1958, in una grotta a Lion Rock, nella provincia di Guangdong. I reperti sono stati ritrovati, ad una profondità di un metro, da alcuni agricoltori che stavano asportando i sedimenti presenti nella grotta per utilizzarli come fertilizzanti.


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