
Un cielo azzurro, sterminato… ha raccolto un fiore
effigiato in un soffio di vita,
così verde,
così prematuro…
un petalo miniato con sfumature vestite
color bianco
sferzato da un abito scuro
che da un letto di campo intarsiato,
è stato sottratto e seviziato nel fiore
di una giovinezza candida,
travolta da un lampo fra le nuvole…e
da un temporale nel prato.
Fabio Strinati
Gelsomina Verde, per tutti Mina, nasce a Napoli il 5 dicembre 1982. Cresce a Scampia in una famiglia onesta di lavoratori precari. Lavora come operaia in una fabbrica di pelletteria e nel tempo libero aiuta i più bisognosi, e a Scampia in tanti hanno bisogno. Così, come volontaria, aiuta i bambini del quartiere a studiare.
Gennaro Notturno, il ragazzo di cui si è invaghita, è uno di quelli finiti nel vortice del sistema criminale che, a partire dall’ottobre del 2004, inonda di sangue e violenza le strade di Scampia, per quella che è passata alla storia come la prima Faida di Secondigliano.
I killer della camorra vedono in lei lo “strumento” migliore per arrivare a Gennaro. Il piano degli uomini dei Di Lauro si mette in moto: sono convinti che prendersela con Gelsomina li aiuterà a stanare il rivale, o forse spingerà lei a rivelare dove si trova. Il gancio è Pietro Esposito, alias o’ Kojak, per via di quella testa rasata che ricorda l’attore del telefilm. Esposito aveva conosciuto Gelsomina quando era in carcere. L’avvicina intorno alle 23.00 di quel maledetto 21 novembre 2004 e la consegna ai suoi aguzzini, a suo dire senza sapere che l’avrebbero ammazzata. Quello che accadde nei minuti successivi è puro orrore. Nel tentativo di estorcerle informazioni sul Notturno, Mina viene torturata e seviziata per ore.
Viene ritrovata più tardi, totalmente carbonizzata, a bordo della Fiat 600 acquistata da suo padre con tanti sacrifici. L’autopsia eseguita sul suo povero corpo rivela chiaramente i segni delle sevizie subite dalla ragazza, prima di essere barbaramente uccisa con un colpo alla nuca. Il suo cadavere viene messo in un sacco, caricato sulla sua auto e dato alle fiamme, forse nel vano tentativo di cancellare col fuoco le tracce di quella violenza inenarrabile.
L’omicidio di Gelsomina, anche a causa della sua inumana crudeltà, provoca un’ondata di indignazione, attirando l’attenzione delle Istituzioni e dell’opinione pubblica.


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