Sabato 10 luglio 1976, alle ore 12:40 a Meda, comune confinante con Seveso, salta la valvola di sicurezza del reattore dell’Icmesa, filiale italiana della Hofmann-La Roche. Si disperde nell’aria una nuvola tossica contenente TCDD, la diossina derivata dalla lavorazione del triclorofenolo.
Venerdì 24 luglio, i sindaci di Seveso e Meda impongono l’evacuazione della zona inquinata entro il lunedì successivo. Il filo spinato steso dai soldati dell’esercito, tempestivamente giunti sul posto, circonda la Zona A, che viene ben presto ampliata.
Centinaia di persone vengono colpite da cloracne (un’eruzione cutanea provocata dalla reazione dell’organismo a certi idrocarburi aromatici alogenati, come le diossine), migliaia di animali morti o abbattuti. Il governo Andreotti concede alle donne, che ne fanno richiesta, l’autorizzazione ad interrompere la gravidanza. Alla Zona A, si aggiungono la B e la R (o di rispetto), dove si vieta la coltivazione e l’allevamento.
Il 13 settembre, la Hofmann-La Roche si assume un onere complessivo di oltre 200 miliardi di lire dell’epoca per le bonifiche del territorio, mentre il processo penale si conclude con la condanna di due alti dirigenti dell’Icmesa.
L’11 ottobre 1976, un gruppo di sfollati della Zona A torna ad occupare parte dell’area inquinata e blocca la superstrada Milano – Meda. Si acuiscono, vertiginosamente, i contrasti con le Istituzioni. Tra il 1981 e il 1984, si costruiscono due vasche di impermeabilizzazione dove depositare il materiale contaminato. La Zona A viene rasa al suolo perché irrecuperabile.
Risultati recenti confermano che, dopo quasi 40 anni, i rischi per le persone che vivevano nelle zone contaminate non sono assolutamente cessati. A questa triste vicenda, si è ispirato il cantautore Antonello Venditti per scrivere Canzone per Seveso, pubblicata nell’ottobre del 1976 nell’album Ullalla, che analizza i fatti accaduti tentando di individuarne le cause profonde.



Lascia un commento