A cura di Gianfrancesco Coppo, Vittorio Mangiameli e Giuseppe Merola
Il 13 Novembre 2012, è stato eseguito il fermo del dottor Domenico Belmonte per sequestro di persona, duplice omicidio e occultamento di cadavere. L’uomo è il marito di Elisabetta e padre di Maria, le due donne scomparse otto anni fa, i cui resti sono stati ritrovati, lo scorso martedì mattina, nella sua villa in località Baia Verde di Castel Volturno.
Di Elisabetta Grande e Maria Belmonte non si avevano più notizie dal 2004, quando, sostiene Domenico Belmonte, si erano volontariamente allontanate senza dare più notizie, tanto che l’uomo non aveva mai sporto denuncia. La loro auto è rimasta parcheggiata in giardino mentre la pensione di Elisabetta non è mai stata incassata.
A lanciare l’allarme è stato il fratello di Elisabetta Grande, Lorenzo, rivolgendosi alla Polizia. Lo scorso Agosto, sono cominciate le indagini da parte dell’Unità “delitti insoluti” costituita da specialisti del Servizio Centrale Operativo (Sco) e della Polizia scientifica. Lo scorso 12 Novembre, la Procura di Santa Maria Capua Vetere ha disposto una perquisizione nella villetta, in via Palizzi 71, dove la Squadra mobile di Caserta ha rinvenuto i due scheletri adagiati l’uno accanto all’altro sotto il pavimento, in un’intercapedine che era stata realizzata tra il garage ed il pavimento.
Belmonte, settantadue anni, ex direttore sanitario del carcere di Poggioreale di Napoli, è stato sottoposto ad un lungo interrogatorio, durante la notte precedente al ritrovamento. In seguito, si è deciso di fare verifiche ed accertamenti nella casa dell’uomo. Dopo il rinvenimento dei resti, è stato disposto per lui lo stato di fermo. Niente carcere per l’ex genero, Salvatore Di Maiolo, indagato per gli stessi reati, ma in stato di libertà.
Un dramma familiare che si sarebbe consumato in una casa che adesso è soprannominata la “Villa degli orrori”.
Domenico Belmonte non ha però confessato il duplice delitto, continua a dichiararsi innocente e sostiene di non sapere nulla di questa storia, come riporta alla stampa il suo avvocato, Rocco Trombetti.
Elisabetta e Maria entrano così nell’interminabile lista delle donne che perdono la vita tra le mura domestiche. La parola “femminicidio” infatti è drammaticamente entrata nel nostro vocabolario ed è ormai divenuta una vera e propria piaga sociale, che ha visto registrare oltre cento vittime dall’inizio dell’anno.
Questa macabra vicenda richiama alla mente un altro caso tristemente noto, quello di Elisa Claps, il cui corpo è rimasto per diciotto anni, nel sottotetto della Chiesa della Santissima Trinità, sita nel centro di Potenza.
Inoltre, non va dimenticato che, se “zio Michele” non si fosse tradito, molto probabilmente gli inquirenti sarebbero ancora impegnati nella ricerca della povera Sarah Scazzi, gettata in un pozzo, praticamente impossibile da trovare.
Altro caso simile è quello relativo al “Re del Tetra Pack” Hans Kristian Rausing, uno degli uomini più ricchi della Gran Bretagna, che ha nascosto per due mesi il cadavere della moglie nella lussuosa residenza londinese. Il giallo sulla causa che ha portato alla morte di Eva Rausing non è ancora stato risolto.
Domenico Pilone, ex bancario di Settimo Torinese, per mesi, ha nascosto in casa il cadavere del padre Antonio. Tutto attorno borotalco, per neutralizzare i miasmi sprigionati dalla decomposizione. Sul volto del padre, morto presumibilmente da circa otto mesi, secondo le prime valutazioni del medico legale, l’ex bancario ha gettato del cemento, poi ha avvolto il corpo in più strati di nylon.
«Andavo sempre nella sua stanza a pregare, non volevo separarmi da lui. Sono una persona religiosa, io».
Infine, tanto scalpore ha destato la tragica vicenda, caratterizzata da abbandono e povertà, di un’anziana donna morta per cause naturali, il cui cadavere è stato nascosto per giorni in due sacchi di plastica dal nipote convivente, solo per poterne riscuotere la pensione, poche centinaia di euro.
Storie vere, storie umane, tutte accomunate da silenzi ed omertà che certamente non aiutano la ricerca della verità.
SCENARI OMICIDIARI
Tutti i dati connessi alla commissione del duplice omicidio (tempi, luoghi, modalità, responsabilità e moventi) sono attualmente ignoti. Solo la confessione piena del Dottor Belmonte e del suo ex genero, se ne verranno accertate responsabilità connesse, potrà fare luce sul modus operandi e sulle dinamiche omicidiarie.
Prove relativamente certe giungeranno dall’autopsia e dai sopralluoghi tecnici che, in questi giorni, verranno effettuati dai reparti scientifici della Polizia o dei Carabinieri.
Senza dati certi e verificati scientificamente, le ipotesi diventano molteplici e tutte facilmente smontabili dal susseguirsi delle notizie, che giorno dopo giorno gli inquirenti lasceranno trapelare.
Muovendoci in linea di principio, immaginiamo di essere all’interno di una piramide fatta con i mattoncini Lego e saliamo, un piano alla volta.
MOTIVAZIONI DELL’OMICIDIO
Due possibili spinte a cui si riconducono quasi tutti gli omicidi:
- motivi sessuali,
- motivi economici.
TIPOLOGIA DELL’OMICIDIO
Il delitto delle due donne può esser tanto del tipo premeditato che d’impeto. Si aprono così vari scenari di omicidio a sfondo sessuale, con alla base motivi economici, acredini familiari o sentimenti malvagi in generale. Elementi utili alla determinazione della tipologia di omicidio verranno dal tipo di arma che ha dato la morte alle due donne. L’utilizzo di veleni, farmaci o armi da sparo o da taglio può giustificare la premeditazione, mentre armi improprie o morte data per soffocamento/strangolamento depongono per una spinta d’impeto. Le due categorie, quando sono in ballo armi proprie, purtroppo si sovrappongono pericolosamente.
LUOGO DELL’OMICIDIO
Si può ipotizzare che il luogo della commissione del delitto sia la casa di Belmonte poiché l’azione omicidiaria, in spazi esterni, avrebbe potuto richiamare l’attenzione di vicini e passanti.
Per escludere un trasporto delle due vittime da altro loco alla villa di famiglia, interessante sarebbe analizzare l’auto del medico, una Opel Astra verde che, data l’anzianità del modello, quasi sicuramente è stata acquistata prima della sparizione delle due donne. Lo stesso non siamo sicuri di poterlo fare per il Di Maiolo che avrebbe potuto cambiare autovettura nel corso del tempo.
LUOGO DEL RITROVAMENTO
Unico dato certo, allo stato attuale, è che le donne sono state rinvenute, in una intercapedine, tra la pavimentazione del pian terreno ed il garage/scantinato. La funzione di tale intercapedine è fornire un rapido accesso alle tubazioni che servono i locali interessati e creare una bolla d’aria, che eviti la stagnazione e la creazione di umido e muffe, cosa molto usuale in case site nelle vicinanze del mare. L’altezza dell’intercapedine è alquanto bassa, tale da escludere che le donne si siano recate lì volontariamente e, per un qualsivoglia motivo, abbiano scelto di rimanere lì volontariamente o sotto minaccia. Se l’omicidio è avvenuto lì, le vittime possono esser state spostate post mortem in più luoghi della casa e, solo in ultimo, depositate nell’intercapedine dove son state rinvenute. Le analisi della pavimentazione dell’intercapedine ci daranno conferma in merito.
POSSIBILI SCENARI OMICIDIARI
Ricostruire in maniera quanto più veritiera possibile lo svolgersi dei fatti avvenuti il giorno del delitto, basandosi sui dati in possesso attualmente, è impresa pressoché impossibile ma si può comunque formulare un ventaglio di ipotesi, che vanno poi corrette o abbandonate, in base all’evolversi delle indagini.
Si possono ipotizzare sei scenari che potrebbero farci rivivere quei momenti. Bisogna tener presente che ognuno di essi è poi soggetto a delle variabili, quali l’epicentro della scena del crimine, l’arma del delitto, le cause scatenanti, le modalità di esecuzione e gli autori materiali.
- Scenario uno: il dottor Belmonte uccide moglie e figlia per i motivi sopra ipotizzati, assieme all’ex genero Di Maiolo. Entrambi partecipano materialmente all’omicidio, predisponendo i mezzi utili per l’esecuzione, se vi è premeditazione, magari a seguito delle pressioni familiari che vedevano sospetto il loro legame così intimo ed esclusivo. Entrambi, al fine di nascondere il loro delitto, occultano i due cadaveri e suggellano un patto di omertà e complicità che non è stato ancora rotto.
- Scenario due: Belmonte uccide sua moglie e sua figlia, a seguito della scoperta di un qualcosa di segreto, che gelosamente tiene celato ad entrambe, oppure è la tragica conclusione di una lite, figlia della oramai situazione di rottura che la famiglia da tempo vive. Resosi conto dell’insano gesto e spaventato dalle sue conseguenze, si rivolge all’unico amico fidato, l’ex genero. I due decidono di occultare i corpi e di imbastire la farsa dell’allontanamento volontario per sviare possibili indagini.
- Scenario tre: il dottor Belmonte, da solo o con ignoti complici, uccide moglie e figlia, ne nasconde i corpi ma, quasi a dividere il peso di questo fardello, rivela la terribile verità a Di Maiolo, essendo l’unica persona amica e di cui si fida. L’ex genero, per amore verso il Belmonte, in situazione di assoggettamento, a seguito di un’offerta di denaro o sotto ricatto, non rivela nulla e tiene per sé la cosa, conscio delle ricadute penali che il suo operato può determinare.
- Scenario quattro: è il Di Maiolo ad uccidere le due donne, in casa sua o in quella del dottor Belmonte. In questo caso, i ruoli si ribaltano. Il dottore presta aiuto a questo suo affezionato collaboratore ed oramai amico fidato, aiutandolo a far scomparire i cadaveri, per sottrarsi alla giustizia.
- Scenario cinque: le due donne si suicidano, entrambe hanno avuto una vita difficile, strette dall’oppressione del padre, prima, e del marito genero, poi. Volontariamente, mettono fine alla loro vita terrena. Il dottore ritrova i cadaveri ma, per un oscuro motivo, le tiene con sé, come a non volersi separare dai suoi affetti. Il Di Maiolo può essere al corrente o meno della vicenda e la sua partecipazione all’occultamento non è né da escludere né da confermare.
- Scenario sei, due ipotesi:
- una delle due donne uccide l’altra e poi si toglie la vita. Ritrovati i corpi, il dottor Belmonte si muove come nello scenario cinque;
- una delle due uccide l’altra e, una volta scoperta, viene uccisa da Belmonte, da Di Maiolo o da entrambi. I due assassini o l’unico occultano entrambi i corpi così da celare questa spirale omicidiaria familiare.
Spostandoci nell’alveo dell’analisi del delitto, alcune considerazioni e riflessioni sono doverose:
1. Il fatto che Domenico Belmonte non facesse entrare nessuno in casa, ovviamente, lo pone al centro dei riflettori.
2. Non è certo che Salvatore Di Maiolo avesse accesso a casa Belmonte. Quest’ultimo diventa possibile complice, assassino oppure semplice persona a conoscenza del fatto criminoso, se si riesce ad appurare tale questione. Lo stesso ex genero dichiara semplicemente di essersi incontrato con l’ex suocero, di avergli portato le sigarette e di aver preso un caffè in compagnia, senza specificare l’accesso o meno, presso l’abitazione in questione. Probabilmente, se Di Maiolo fosse stato stimolato con una domanda circa tale eventualità, prima della scoperta dei corpi senza vita, avrebbe potuto tradirsi verbalmente, se effettivamente coinvolto nel fatto criminoso.
3. Il fratello di Salvatore Di Maiolo nega che lo stesso avesse continuato a frequentare casa Belmonte; tale affermazione del fratello-avvocato è ovvia, data la logica stringente del punto 2.
4. Come faceva Salvatore Di Maiolo ad accompagnare al lavoro Domenico Belmonte, se in quel periodo non abitava a Castel Volturno bensì al Rione Sanità? E’ una menzogna (in tal caso, bisognerebbe interrogarsi circa la causa di tale gesto) oppure lo andava a visitare/prendere per portarlo al lavoro anche quando risiedeva a Napoli?
5. In base a quello che è stato dichiarato dai testimoni, c’era il sospetto che i 2 potessero intrattenere una relazione omosessuale.
6. Ipotizzando l’eventualità che Domenico Belmonte e Salvatore Di Maiolo intrattenessero una relazione omosessuale, non è detto che tale relazione sia partita immediatamente. Magari inizialmente poteva essere una semplice “simpatia” caratteriale tramutatasi, dopo il matrimonio della figlia del medico con Di Maiolo, in relazione effettiva.
7. Il divorzio della figlia (2001), continuando su questa linea interpretativa, potrebbe essere stato causato dall’avere scoperto la relazione del marito con il proprio padre.
D’ora in avanti, i punti successivi seguiranno questo filo rosso ipotetico di tipo inferenziale, senza necessità di specificarlo ulteriormente.
8. Di conseguenza la figlia, obbligata a lasciare il tetto coniugale, non avendo altro posto in cui andare, sarebbe tornata alla casa paterna. Domenico Belmonte, in tal caso, sarebbe stato costretto dagli eventi a lasciare casa.
9. I due punti precedenti possono essere confermati, nel caso in cui Domenico Belmonte abbia lasciato il tetto coniugale definitivamente, solo dopo il divorzio della figlia.
10. La depressione di Domenico Belmonte e l’inizio del suo declino psicofisico potrebbero essere stati causati proprio da questa situazione.
11. Perché uccidere:
Ipotesi A – Litigi, depressione, problemi di lavoro sono tutti fattori trigger.
Ipotesi B – Il tentativo fallito di suicidio della figlia (2004) può aver fatto scattare, nella mente del padre, l’idea che la sua vita sarebbe stata migliore, nel caso in cui lo stesso suicidio fosse andato a buon fine.
Ipotesi C – C’era la voglia di lasciarsi tutto alle spalle per vivere una vita con Salvatore Di Maiolo.
12. L’idea dell’omicidio potrebbe essere stata veicolata da Belmonte a Di Maiolo e si potrebbe, solo a livello ideale, immaginare una possibile complicità. In questo ultimo caso, non si possono fare delle ipotesi oppure avanzare dei particolari percorsi inferenziali perché mancano sia dati sullo stato psichico di Salvatore Di Maiolo sia prove indiziarie, a sostegno di questo scenario. Ma non è escluso che tali prove possano venire a galla, nel corso delle indagini.
13. Arma del delitto: le siringhe. Morte per overdose da farmaci (presenti a casa Belmonte in gran quantità, secondo quanto affermato dal fratello del medico). Inoltre, dato che lo stesso Belmonte era solito fare iniezioni “curative” alla moglie e alla figlia, non c’era bisogno di usare la forza. Con l’inganno, tutto poteva essere agevolmente somministrato.
14. I corpi ritrovati erano in posizione supina. In prospettiva, erano posti come se “guardassero” il letto dal basso. Il letto può essere considerato un simbolo del legame passionale e relazionale tra due persone. Posizionare un cadavere con la visuale ipotetica rivolta verso un letto potrebbe essere considerato, seguendo sempre l’ordine interpretativo utilizzato, una volontà di far accettare al defunto una relazione rifiutata in vita.
15. “Vuoi vedere il mio sesso?”. Dietro questa frase diretta ad un giornalista, apparentemente banale, potrebbe celarsi il nocciolo del problema: la sessualità di Domenico Belmonte. La stessa sessualità, incarnata in una relazione rifiutata dalle vittime, che potrebbe aver causato la tragica fine di Elisabetta Grande e Maria Belmonte. La stessa sessualità che torna inconsciamente a tormentarlo attraverso le parole pronunciate dalle proprie labbra.


Lascia un commento