
A 15 anni ti batte forte il cuore per quel ragazzo che hai appena conosciuto. Hai il mondo in mano e il cassetto pieno di sogni e speranze. Vivi senza pensare al domani e soprattutto vivi di passioni. Tutto questo e molto altro ancora è Emanuela Orlandi. 15 anni, figlia di un commesso vaticano e di una casalinga, cittadina vaticana, penultima di 5 figli con un grande talento per la musica.
È il 22 Giugno 1983, la scuola è finita, Emanuela è stata rimandata in due materie e quel giorno, uguale a tanti altri, si reca alla Scuola di musica di Sant’Apollinare dove studia pianoforte, solfeggio e flauto traverso. Ci resta dalle 16.00 alle 19.00, poi una telefonata a casa: un uomo misterioso le propone un incarico da promoter per un’azienda cosmetica (che in seguito smentirà tutto) alla sfilata delle Sorelle Fontana per 350mila lire, una gran bella cifra per l’epoca. La sorella la invita a parlarne con la madre prima di accettare; è l’ultimo contatto di Emanuela con la famiglia.
Verso le 19.30 le amiche, Raffaella e Maria Grazia, salgono sul bus per tornare a casa, Emanuela dice che aspetterà il prossimo perché quello è troppo affollato. Dal finestrino Raffaella la vede parlare con una donna dai capelli ricci, forse un’allieva della scuola. Da quel momento in poi se ne perdono le tracce, sembra svanita nel nulla, un mistero che dura ormai da 36 anni. Non vedendola rincasare il padre e il fratello iniziano le ricerche e si rivolgono alla polizia, che inizialmente pensa ad un allontanamento volontario: in fondo è una ragazzina, può starci un colpo di testa. La denuncia di scomparsa viene formalizzata solo il giorno dopo, iniziano a parlarne Tv e giornali e Roma viene tappezzata di manifesti con la sua foto.

Si pensa subito al caso di Mirella Gregori, altra giovane sparita da Roma l’8 maggio dello stesso anno, ma nessun collegamento ad oggi è stato provato. I giorni successivi alla scomparsa sono un crescendo di telefonate di presunti avvistamenti e segnalazioni (tutte rivelatesi false). Tra queste “Pierluigi” e “Mario”, che dichiarano di aver conosciuto una ragazza che vendeva cosmetici e suonava il flauto chiamata Barbara, ma anche queste testimonianze vengono scartate perché inattendibili.
Un vigile urbano dichiara di aver visto nei pressi della scuola di musica una ragazza simile ad Emanuela, insieme ad un uomo elegante in una BMW verde. Tramite Giulio Gangi, funzionario del SISDE vicino alla famiglia Orlandi, l’uomo viene rintracciato ma un anno dopo viene dichiarato estraneo ai fatti. Il 3 luglio dello stesso anno, Papa Giovanni Paolo II durante l’Angelus fa un appello ai “responsabili” della sparizione di Emanuela; a questo punto è quasi certo che si tratti di un rapimento.
Due giorni dopo entra in scena L’ Americano (identificato poi, con tutta probabilità, in Monsignor Marcinkus, Presidente dello IOR). Un uomo dall’accento anglosassone dichiara di tenere sequestrata Emanuela e chiede l’intervento del Papa per la liberazione di Mehmet Ali Ağca (l’uomo che due anni prima aveva attentato alla vita del Pontefice). In tutto le telefonate dell’Americano sono 16, ma anche in questo caso non vengono riscontrate prove rispetto alla sue dichiarazioni, anzi, i Servizi segreti tedeschi e la Banda della Magliana escludono il coinvolgimento dei Lupi Grigi (di cui fa parte Ağca) nella vicenda.
Dopo anni di silenzio, nel 2005 alla trasmissione Chi l’ha visto? arriva una telefonata anonima: il mistero sulla scomparsa di Emanuela sarebbe da ricercare nella tomba di Enrico “Renatino” De Pedis, boss della Banda della Magliana, situata nella chiesa di Sant’Apollinare. Nel 2008 a sostegno di tale ipotesi Sabrina Mainardi, ex compagna di De Pedis, dichiara che Emanuela sarebbe stata uccisa e il suo corpo gettato in una betoniera a Torvaianica. Nonostante le dichiarazioni della Mainardi siano ritenute incoerenti, le indagini riprendono e nel 2010 viene aperta la tomba di De Pedis ma l’unico corpo presente è proprio il suo.

Sempre nel 2010 Pietro, fratello di Emanuela, parla con Ağca, che dichiara che la ragazza sarebbe viva e che presto sarebbe tornata a casa, naturalmente senza fornire prove. Nel 2011 un ex agente del SISMI dichiara che la ragazzina sarebbe stata rapita perché il padre Ercole era a conoscenza di un’attività di riciclaggio di denaro sporco da parte di Roberto Calvi e del Banco Ambrosiano Veneto.
Nel 2012 Padre Gabriele Amorth, aprendo la pista della pedofilia, dichiara che Emanuela sarebbe morta, dopo essere stata drogata, durante un’orgia a cui avrebbe preso parte insieme ad altre ragazze in Vaticano; e i resti sepolti lì. A suffragare tale ipotesi anche le dichiarazioni di un pentito di Cosa Nostra. Ancora qualche anno di silenzio, poi nel 2018 durante i lavori di restauro nella Nunziatura Vaticana di via Po a Roma, vengono ritrovati due scheletri. Si comparano i DNA con quelli di Emanuela e Mirella, ma purtroppo senza esito: le ossa sono precedenti al 1964.
Nel 2019, dopo alcune segnalazioni, vengono ispezionate le tombe della principessa Sofia di Hohenlohe-Waldenburg-Bartenstein e della principessa Carlotta Federica di Meclemburgo-Schwerin nel cimitero Teutonico di Roma, ma sono vuote. Il mistero continua. Dopo 36 anni, di questa storia infinita resta una sola certezza: un’assenza sempre più dolorosa e ingiusta, senza risposta e senza colpevoli. Perché non importa quanti anni possa avere ora Emanuela, per noi resterà sempre la ragazza con la fascetta tra i capelli che dai manifesti sorride alla vita con tutta la spensieratezza dei suoi 15 anni.

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