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Ti trovi qui: Home / Delitti & Biografie Criminali / Saluzzo: suicidi sospetti e Satanismo

Saluzzo: suicidi sospetti e Satanismo

14 Dicembre 2015 da Webmaster 1 commento

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Di Lara Vanni

Cinque suicidi, cinque giovani deceduti tra il 2004 ed il 2011, tutti collegati da due cose: il Liceo Psicopedagogico di Saluzzo e il Satanismo. Nella zona è nota la dedizione a certi culti oscuri e messe nere. Forse i suicidi non sono solo cinque, forse le morti sospette sono di più, tutte classificate come suicidi e non collegate tra loro. Ancora nessuna spiegazione è stata data alle famiglie, ma tutto ha inizio nella classe IV B.

Mio figlio frequenta la IV B del Liceo Soleri: si comporta in maniera assurda: non mangia, non dorme, cerca di non fare pipì, disegna croci rovesciate, fa temi sulla necrofilia…dice di essere satanista. Abbiamo saputo che c’è un’altra allieva morta suicida nel 2004. Aveva confidato al Prof. Giordano di essere seguace di Satana.

Questo è un estratto dell’esposto presentato, nella primavera del 2012, alla Procura della Repubblica di Savigliano dalla mamma di uno studente del Liceo Soleri di Saluzzo, accompagnata da una stimata psichiatra del posto (successivamente divenuta oggetto di minacce da parte di ignoti): la donna parla di un ragazzo appassionato della musica Metal di Burzum (condannato per aver ucciso il chitarrista del suo gruppo) e che ultimamente ha assunto un comportamento strano. Questa mamma parla anche di una gita scolastica durante la quale il figlio, insieme ad altri studenti, è stato sorpreso a celebrare una messa nera. Sul cellulare del giovane viene trovato un sms inviato ad un compagno di classe, che in rete si fa chiamare Burzum, dove c’è scritto:

Ordine eseguito, bestemmiato in San Pietro. 

Burzum conferma di aver partecipato a diversi riti satanici e di aver conosciuto importanti esponenti del satanismo saluzzese. Infine, nello zaino del giovane la mamma trova la Bibbia Satanica, il testo scritto da Anton LaVey, fondatore della Chiesa di Satana a San Francisco. Si viene a conoscenza del fatto che la professoressa di religione di quella classe, Maria Angela Calamia, dava agli alunni temi da svolgere su satanismo, necrofilia, parafilie e dipendenze.

La Procura della Repubblica inizia a indagare in un clima di assoluta omertà: vengono avviate indagini su alcuni ragazzi, compagni di scuola di quel giovane strano, e si cominciano a collegare altri fatti precedenti.

Una ragazza di 18 anni, Paola Vairoletti, cresciuta in una famiglia molto cattolica, ama farsi chiamare Vampire dagli amici, ha capelli neri con ciuffi rossi e occhi celesti. Nelle foto non sorride quasi mai, le piace disegnare donne sollevate da terra e avvolte da lunghi drappi neri. Poche settimane prima è stata vista in stato confusionale, dopo essere stata in compagnia di altri giovani, dei quali non si conosce l’identità, all’interno di un pub. Da quella sera, Paola si chiude totalmente in se stessa: in quella occasione non era solo ubriaca, ma sembra che abbia visto o sentito qualcosa di agghiacciante.

2 Dicembre 2004: Paola sta ripassando filosofia stesa sul letto della sua camera, quando riceve la telefonata di un’amica. Subito dopo, verso le 21.30, si mette le scarpe da tennis bianche, gli scaldamuscoli sotto una gonna nera, il suo cappotto nero lungo fino al ginocchio ed esce: non prende né la borsa né i documenti e sparisce nel nulla. Dopo inutili ricerche la madre decide di rivolgersi a “Chi l’ha visto?” e ad accompagnarla in tv è il Prof. Giordano, un insegnante della ragazza.

Il corpo senza vita di Paola viene ritrovato pochi giorni dopo, il 7 dicembre, ai piedi di uno dei piloni dell’acquedotto di Savigliano: Paola si è suicidata, gettandosi da quella torre. Dopo il fatto gli amici testimoniano che la giovane credeva fortemente in Dio, ma che allo stesso tempo lo odiava con tutto il cuore. Lascia un biglietto dedicato ai genitori nel quale scrive:

Cara mamma e caro papà. So del male che sto per farvi, ma il male che ho subito e fatto mi ha disgustata. La colpa di tutto sono esclusivamente io. È un mondo troppo brutto per poterlo sopportare a lungo. Non datevi la colpa l’un l’altra, io vi amo, ma questo mondo mi fa paura.

Nessuno sa cosa può aver fatto Paola tra il 2 dicembre, momento della scomparsa, e il giorno del suicidio. L’autopsia, eseguita all’ospedale di Savigliano, dimostra che nelle ultime ore ha mangiato qualcosa, ma non si sa dove o con chi. Una sua amica ne parla così:

“Paola era una ragazza molto particolare… Certe volte faceva discorsi così complicati e affascinanti che mi perdevo. Era cresciuta in una famiglia molto chiusa e bigotta. Si sentiva sempre inadeguata. Con il padre aveva un rapporto teso, conflittuale, duro. Voleva essere una ragazza allegra come noi, ma era bloccata dai sensi di colpa. Voleva andare via, cambiare vita. Me l’aveva detto…

Paola teneva un diario segreto che ad un tratto sparisce e riappare nelle mani del fidanzato: anche lui fa parte di una setta, condividendo con Paola la passione per l’occulto e l’esoterismo. Nel diario mancano, o meglio sono state strappate, due pagine risalenti al 2004. La Procura, dopo averlo analizzato, lo consegna alla famiglia.

Il Prof. Valter Giordano, vice preside e docente di storia al Liceo di Saluzzo, insiste per avere quel diario con la scusa di essere stato il tutore della ragazza, sostenendo di averne seguito tutte le vicende personali. Per questo potrebbero saltare fuori degli elementi utili, invisibili per i genitori. Giordano sa sicuramente della frequentazione da parte di Paola di sette sataniche, la giovane glielo ha confermato in una lettera. Molti studenti tenevano, infatti, degli scambi epistolari con quel professore che cercava di risolvere i loro problemi, sia di tipo scolastico che personale.

Altri 4 suicidi hanno fatto seguito a quello di Paola, tutti ragazzi che frequentavano lo stesso liceo. L’ultimo caso è del 30 Aprile 2011 quando K. M., ancora minorenne, viene trovata impiccata dietro casa. Vengono rinvenute alcune sue foto che la ritraggono in una chiesa sconsacrata della zona dove venivano celebrati riti esoterici: si tratta della Chiesa del Belvedere che adesso, per volere del proprietario, ha l’unica porta d’entrata murata. Si scopre che poco prima del suicidio era in casa con cinque amiche, poi all’improvviso è scappata e si uccisa.

Nel maggio del 2013 gli inquirenti indagano Valter Giordano per istigazione al suicidio, violenza sessuale e produzione di materiale pedopornografico: l’ipotesi accusatoria è che Giordano, attraverso manipolazioni psicologiche, abbia indotto due studentesse minorenni, affette da sindromi depressive significative, a compiere atti sessuali estremi e giochi erotici. Il professore ha due relazioni quasi parallele con due allieve: vengono trovati sms allusivi, a tratti ricattatori, vengono effettuate intercettazioni ambientali. Alla fine, il professore viene arrestato.

Giordano viene descritto come un docente eccezionale, un vero religioso: nessuno riesce a credere che possa aver compiuto quello di cui è accusato. L’interrogativo più importante è come si lega Giordano al satanismo. Un testimone afferma:

Il professor Giordano mi ha detto di aver saputo che sul suicidio di Paola c’era un patto del silenzio.

Un prete esorcista della zona dichiara:

Quelli sono come la mafia: ti cercano, ti trovano, ti uccidono.

Nelle sue parole sembra che non si stia riferendo ad un gruppo di ragazzini appassionati di Metal e affascinati dalle pratiche esoteriche, ma che lasci intendere l’esistenza di una vera e propria organizzazione satanica.

Non è finita: il 1 Giugno 2013 accade qualcosa di strano: un giovane macellaio di 22 anni, Carlo Mura, viene ritrovato fuori da una scuola di Mondovì carbonizzato. Si pensa subito ad un omicidio, ma durante le indagini vengono trovati un pezzo di cavo di batteria intorno al collo del giovane, un altro pezzo ancora sull’albero, un coltello ed una tanica di liquido infiammabile, oltre ad uno zainetto e un cellulare.

L’autopsia rivela che la morte è stata causata da una pugnalata al cuore. Gli inquirenti classificano questo caso come suicidio. Le cose non tornano: Carlo avrebbe tentato di impiccarsi con il cavo della batteria che non avrebbe retto quindi, dopo essere caduto, si sarebbe dato fuoco e, non contento, si sarebbe accoltellato sette volte ed un’ottava al cuore. Gli inquirenti vengono a sapere che, nei giorni precedenti il suicidio, il ragazzo è andato in un negozio a comprare un cavo di batteria ed un coltello, utilizzati per suicidarsi. Sul luogo del ritrovamento, il ragazzo avrebbe portato il cavo, il coltello ed una tanica di liquido infiammabile, come se avesse previsto di non riuscire ad ammazzarsi al primo tentativo.

In base alle testimonianze, Carlo ad un tratto avrebbe lasciato gli amici di sempre di Mondovì avvicinandosi ad un gruppo di giovani di Saluzzo, facendo la conoscenza di un ragazzo che sarebbe stato classificato come un rappresentante di queste sette sataniche. Nessuno crede che Carlo si possa essere suicidato: sul suo profilo Facebook, il 16 maggio 2013, posta l’ultimo messaggio:

Finalmente dopo tutto sto periodo infernale o ricevuto la più fantastica notizia che ci possa essere…evvaiiiii.

Tra le 21.00 e le 23.00 di quella sera, è stato visto in un bar con alcuni amici e poi ripreso dalle telecamere di sorveglianza di un locale vicino. In seguito, più niente. Roberto Mura non si capacita che la morte del fratello sia stata classificata come suicidio:

E se mio fratello fosse finito in qualche setta? Io non lo so, ma vorrei che si indagasse su questo fronte. Io non ci credo al fatto che mio fratello si sia suicidato.

L’idea che si fa strada è quella dell’omicidio, quella iniziale: e se il giovane avesse subito un tentativo di strangolamento, poi l’accoltellamento (magari in contemporanea) e infine bruciato?

© Riproduzione riservata

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Commenti

  1. avrei molto da aggiugere dice

    21 Marzo 2016 alle 18:21

    Alcune imprecisioni….. contenuto, vicino all’accaduto.

    Rispondi

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