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Ti trovi qui: Home / Delitti & Biografie Criminali / Robert Hansen, serial killer noto come “Il Cacciatore di Donne”

Robert Hansen, serial killer noto come “Il Cacciatore di Donne”

1 Maggio 2021 da Webmaster 2 commenti

49Shares

Di Patrizia Oliverio e Gianfrancesco Coppo

Robert Christian Hansen nasce il 15 Febbraio 1939 a Estherville, Iowa. Figlio di un panettiere danese emigrato in America, Robert trascorre un’infanzia molto difficile lavorando nella panetteria del padre, figura ingombrante e severa. Spesso è oggetto di bullismo da parte dei coetanei per via del suo carattere schivo e timido, ancor di più per la balbuzie e la grave forma di acne di cui soffre. Ovviamente con le ragazze non va meglio e questo non fa che accrescere in lui il risentimento e l’odio nei loro confronti, le desidera ma viene sempre respinto. Durante la giovinezza si appassiona alla caccia, che gli permette di stare in silenzio e in solitudine.

Nel 1957 presta servizio nella United States Army Reserve, in seguito lavora come apprendista a Pocahontas dove si sposa nel 1960. Lo stesso anno dà fuoco al garage degli autobus della cittadina, ma non si accorge che un passante lo sta filmando. Viene arrestato e condannato a 3 anni di prigione, durante la detenzione la moglie chiede il divorzio. Gli viene diagnosticata una personalità infantile e pericolosa, ma viene comunque rilasciato dopo nemmeno 20 mesi, grazie alla buona condotta.

Subito dopo la scarcerazione Hansen conosce un’altra donna, i due si innamorano e si sposano nell’autunno del 1963. Dopo aver avuto altri problemi con la legge, nel 1967, Robert e la moglie decidono di trasferirsi ad Anchorage in Alaska, dove si ambientano bene tra foreste, montagne, fiumi, laghi e distese di ghiaccio. Hansen si dà alla caccia e all’esplorazione, arrivando a vincere addirittura diversi trofei. Nel 1977 viene condannato per lo stupro di una prostituta e per il tentato stupro di una casalinga, ma resta in galera solo sei mesi. Poco tempo dopo, per il furto di una motosega, l’uomo torna di nuovo in carcere dove un altro psichiatra gli diagnostica un disturbo bipolare e gli prescrive del litio per controllare gli sbalzi d’umore. Dopo un anno, è di nuovo in libertà. All’inizio degli Anni ’80, i coniugi riescono a percepire una grossa somma di danaro (13mila dollari) dall’assicurazione come risarcimento di una rapina subita. Con i soldi aprono una panetteria che gli permette di guadagnare bene e inserirsi nella comunità locale, nel frattempo alla famiglia si sono aggiunti due figli. Robert arriva addirittura a comprarsi un Piper Super Cub, un aereo che gli permette di andare a caccia anche nelle zone più remote dell’Alaska.

É il 12 Settembre 1982, due agenti della polizia locale, John Daily e Audi Holloway, sono a caccia nella valle del Knik River ad una ventina di miglia da Anchorage. Giunti in prossimità del fiume, i due notano uno stivale conficcato nella sabbia e all’interno parte di una gamba in avanzato stato di decomposizione. Il caso viene assegnato al sergente Rollie Port, un veterano pluridecorato del Vietnam, considerato da tutti il miglior agente della regione. Durante l’ispezione della zona viene trovato il bossolo di una cartuccia calibro .223 Remington, proiettile speciale utilizzato da fucili automatici. Vengono rinvenute anche delle bende con cui, presumibilmente, la vittima è stata bendata e immobilizzata. Dopo due settimane la donna viene identificata: si tratta di Sherry Morrow, una spogliarellista di 24 anni.

Nei successivi due anni viene segnalato un incremento dei casi di persone scomparse, quasi tutte ballerine di night e prostitute. Per questo, pur mancando le prove che si tratti di eventi collegati tra loro, il sergente Lyle Haugsven e il detective Glenn Flothe dell’Alaska State Trooper iniziano a collaborare con il Dipartimento di Polizia di Anchorage, al fine di incrociare le informazioni di molti casi simili. Si decide di avvertire la popolazione della possibile presenza di un serial killer che prende di mira le ragazze sole.

Le indagini subiscono una svolta improvvisa nel giugno del 1983, quando la 17enne Cindy Paulson riesce a fuggire da Hansen che tenta di farla salire sul suo aereo. Nella deposizione alla polizia, la ragazza afferma di aver accettato un compenso di 200 dollari per una prestazione sessuale orale e di essere salita in macchina con Hansen che, dopo averle puntato una pistola contro, l’ha portata nella sua abitazione. L’uomo l’ha prima incatenata, poi torturata e violentata. Dopo una notte di torture è stata costretta a seguire l’uomo all’aeroporto, dove è riuscita a scappare grazie a un camionista di passaggio che l’ha portata in un un motel, dove la polizia l’ha trovata, terrorizzata e ancora ammanettata.

Cindy per fortuna ricorda tanto di quella brutta esperienza, così riesce a dare agli investigatori il numero stampato sulla coda dell’aeroplano. Ci vuole poco a identificare il proprietario, si tratta di un certo Robert Hansen. L’uomo sembra spacciato, ma riesce a convincere un suo amico a dichiarare il falso, sostenendo di essere rimasto a casa sua tutta la sera, visto che moglie e figli erano in vacanza in Europa. Purtroppo l’alibi di Hansen è ritenuto attendibile, quindi l’uomo viene scagionato da ogni accusa e lasciato libero di tornare a casa.

É il 2 Settembre 1983 quando, nello stesso fiume dove erano stati rinvenuti lo stivale e il cadavere di Sherry Morrow, viene trovato un altro corpo in avanzato stato di decomposizione. Si tratta di Paula Golding, una 17enne spogliarellista e prostituta di Anchorage: la donna è stata violentata, probabilmente torturata, poi uccisa a fucilate. Il calibro dei proiettili è lo stesso (.223 Remington) di quelli ritrovati vicino al corpo della Morrow.

Il detective Flothe, membro della squadra che l’anno precedente aveva rinvenuto i corpi di Eklutna Annie e Joanne Messina, collega i due casi a quello di Sherry Morrow e contatta l’agente dell’FBI Roy Hazelwood per stilare il profilo psicologico dell’assassino delle tre donne. Dall’analisi dei casi viene fuori un quadro complessivo che porta l’investigatore direttamente ad Hansen, grazie alla testimonianza di Cindy Paulson, unica vittima sopravvissuta al killer.

Il profilo stilato dai federali indica di cercare un soggetto con poca autostima, probabilmente spesso rifiutato dalle donne ed esperto cacciatore. Può anche essere che il soggetto ignoto conservi dei “ricordi” delle sue vittime (trofei) e probabilmente balbetta. Il principale sospettato, in base a queste caratteristiche, è proprio Robert Hansen. La polizia decide quindi di interrogare nuovamente l’amico, che gli aveva fornito l’alibi tempo prima. Messo alle strette, confessa di aver mentito: quella notte non era con Hansen.

Gli investigatori portano il sospettato in centrale per degli accertamenti. Contemporaneamente una seconda squadra perquisisce la sua casa in cerca di prove. Vengono ritrovate moltissime armi, ma niente sembra collegarlo alla serie degli omicidi. Mentre sta uscendo dall’abitazione, uno degli agenti si accorge di una traversina del pavimento fuori posto: proprio lì sotto c’è il nascondiglio in cui l’assassino nasconde tutti i suoi attrezzi e i piccoli trofei. Oltre alle armi, vengono ritrovate mappe su cui sono evidenziate alcune località, gioielli da donna, ritagli di giornale, una patente e carte di credito appartenute alle ragazze scomparse.

Il 3 Novembre 1983 si apre un primo processo: Hansen è accusato di aggressione, stupro, minaccia a mano armata, furto e frode di assicurazione. L’uomo decide di patteggiare e, in cambio di una confessione scritta che faccia terminare in fretta il processo, riesce a ottenere di essere condannato unicamente per quei quattro omicidi. Nel patteggiamento gli viene anche detto che, se indicherà i luoghi in cui ha seppellito i corpi, verrà rinchiuso in un carcere statale e non in una struttura di massima sicurezza.

Solo dopo aver firmato l’accordo con il pubblico ministero, il serial killer comincia a raccontare i suoi crimini e in particolare quale fosse il suo modus operandi: prediligeva le prostitute, le avvicinava promettendo denaro in cambio di prestazioni sessuali e le minacciava con una pistola. Poi accompagnava quelle che considerava le sue prede in una capanna abbandonata in mezzo alla foresta, dove le violentava selvaggiamente. Dopo averle stuprate le liberava, completamente nude, e le lasciava scappare in mezzo alla foresta. La caccia solitamente finiva molto in fretta: le vittime erano stremate e psicologicamente a terra, mentre l’assassino le inseguiva con il suo fucile da caccia e un coltello. Terribili le parole con cui il killer descrive la “sua” caccia:

Dare la caccia alle donne è più divertente di dare la caccia ad un grizzly.

Oltre alle quattro vittime già note alla polizia, Hansen indica su una cartina il luogo in cui ha seppellito altre 13 donne. In tutto, confessa 17 omicidi. Nel 1984 venne condannato a 461 anni di carcere, che ha scontato allo Spring Creek Correctional Center di Seward. Trasferito dal carcere ad un centro medico per le sue condizioni di salute in peggioramento, muore nel 2014 all’età di 75 anni. Nel 2013 è uscito il film di Scott Walker intitolato Il cacciatore di donne, in cui l’omicida è interpretato da John Cusak e che vede nel cast anche Nicholas Cage, che interpreta l’agente Glenn Flothe.

© Riproduzione riservata

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Commenti

  1. Fausto Mauricio Olguin Rodirguez dice

    2 Maggio 2021 alle 2:13

    Muy intreresante su informacion gracias por compartir con todos ya que nos da experiencia.

    Rispondi
    • Webmaster dice

      3 Maggio 2021 alle 15:09

      Mil gracias!

      Rispondi

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