
Nel corso dei secoli il corpo è sempre stato oggetto di un perenne conflitto tra esaltazione e negazione, in particolar modo quello femminile: origine del peccato, da redimere. Nel Medioevo, la mortificazione del corpo attraverso castità, digiuno e pratiche ascetiche rappresentava un modo per elevare lo spirito dai bisogni della carne. Una pratica purificatrice che reprimendo le pulsioni delle donne e riducendole a uno scheletro consentiva all’uomo di esercitare un controllo maggiore sull’altro sesso.
Tale premessa è necessaria per raccontare la storia di un caso giudiziario e umano senza precedenti nella letteratura criminale italiana. Marco Mariolini nasce in provincia di Brescia nel 1959 e trascorre i primi due anni prevalentemente a casa dei nonni. Le motivazioni alla base di questo allontanamento dai genitori risiedono nella circostanza che la madre è affetta da un marcato disturbo ossessivo-compulsivo per le pulizie domestiche. Il padre, invece, è connotato da una personalità debole e subisce passivamente il carattere della moglie e soprattutto teme i suoi attacchi isterici.
Marco Mariolini può considerarsi il primo ed unico esemplare di “anoressofilo”, come egli stesso ama definire la propria parafilia, che lo spinge a ricercare ossessivamente la condizione di estrema magrezza di un corpo come oggetto sessuale. Per questo motivo Marco manifesta, sin dall’adolescenza, un senso di inadeguatezza nella relazione con il sesso e il genere opposto. L’uomo è ossessionato da ossa, tendini, vene e dalla fantasia di possedere corpi emaciati. Per lui è questo l’unico modo per raggiungere la gratificazione sessuale, ma le ragazze non sono mai abbastanza magre per i suoi ideali estetici e quando, all’età di 19 anni, ha il suo primo rapporto sessuale completo ne rimane alquanto deluso.
Durante il periodo militare Mariolini pensa di poter sfogare le sue perversioni ma le sue aspettative di incontrare giovani anoressiche con cui intrattenere relazioni sono disilluse, così al suo rientro a casa torna a corteggiare quell’unica ragazza con cui era riuscito, anche se per poco, ad intrattenere un rapporto. La relazione tra i due si rivela ben presto inadeguata per via dei comportamenti di lui, che oscilla tra due eccessi: maltrattare la moglie e venerarla. Il perno su cui ruotano le dinamiche della coppia è il livello di magrezza che la donna riesce a raggiungere e mantenere, per questo le due gravidanze che ha durante il matrimonio non aiutano: quel corpo trasformato e arrotondato lo ripugna, Mariolini non riesce nemmeno a sfiorarlo. Così la coppia decide di separarsi e l’uomo sposta le proprie attenzioni altrove, decidendo di trovare la donna giusta attraverso annunci per cuori solitari che pubblica su riviste e quotidiani locali in cui manifesta apertamente le caratteristiche delle donne che vuole incontrare: una in particolare, che sia magrissima, anoressica.
L’ incontro fatale avviene tramite i suddetti annunci. Monica Calò ha 25 anni, è studentessa a Padova e benché non sia affetta da anoressia i due iniziano a frequentarsi. La ragazza è alta e snella: il fisico perfetto da cui partire per ottenere quella trasfigurazione nell’ideale estetico perverso che ossessiona Mariolini. Naturalmente la donna rivela tratti di una personalità fragile e insicura, perfetta per essere plagiata e circuita secondo gli intenti di lui.
L’uomo gestisce morbosamente l’assunzione del cibo da parte della sua compagna e osserva da vicino la sua metamorfosi nel diventare l’ideale oggetto della sua ossessione. Mariolini non solo le raziona i pasti fino a farle assumere quasi esclusivamente liquidi, ma la induce anche a rimettere il poco cibo che assume. Le somministra medicinali e lassativi. La segrega, sta con lei 24 ore su 24 e a volte la picchia, anche in pubblico, se osa ribellarsi o disobbedire. La costringe a sedersi a tavola con lui in locali pubblici, obbligandola a guardarlo mangiare senza poter toccare nulla. Mariolini mette in atto questi atteggiamenti tra le mura domestiche come meri strumenti per raggiungere il proprio fine, ma anche in mezzo alla gente dove la soddisfazione proviene dall’ostentazione del potere e del controllo che l’uomo dimostra di avere su Monica.
Una notte la ragazza, esasperata dalle continue violenze, mentre l’uomo dorme gli si avvicina e gli sferra numerosi colpi di martello in testa. All’arrivo sulla scena del crimine gli agenti trovano l’uomo in fin di vita e la donna in condizioni gravissime: ormai pesa solo 35 chili. Monica viene portata in ospedale dove viene curata, nel frattempo Mariolini si risveglia dal coma e cerca in tutti i modi di discolpare la compagna per quanto accaduto. Evidentemente le pessime condizioni in cui viene trovata la giovane hanno un gran peso, tanto è vero che la Corte riconosce, nel suo atto disperato, una volontà omicidiaria scemata comminando una condanna ad un anno di detenzione, da scontare agli arresti domiciliari.
Mentre la ragazza sembra giovare dell’allontanamento da Mariolini, lui non accetta la separazione cominciando a perseguitarla attraverso numerosi tentativi di mettersi in contatto con lei, tramite lettere e telefonate. I comportamenti dell’uomo sono volontari, ripetuti e prolungati nel tempo. Inoltre sono caratterizzati da minaccia di violenza fisica. Monica tenta di sfuggire all’uomo e di allontanarlo attraverso una serie di esposti, ma a nulla serve tutto ciò.
Mariolini in questo periodo scrive anche un libro autobiografico in cui illustra la propria ossessione per la magrezza, descrivendone i tratti. In questa memoria di 150 pagine l’uomo compie un viaggio nelle sue ossessioni attraverso frasi che sfiorano il delirio e macabri disegni. Nel testo, oltre alle violenze e alle umiliazioni fatte subire alla compagna, l’uomo descrive le modalità con cui è intenzionato ad ucciderla nell’eventualità che continui a rifiutarlo. Non contento, ne manda una copia alla donna.
La casa editrice “Edicom” organizza per l’uscita del libro una conferenza stampa che fa scalpore. Attirati dalla risonanza dell’evento si presentano all’incontro anche due carabinieri, che dopo la presentazione consegnano un’informativa alla Procura. Tutti i crimini svelati nel testo, però, sono prescritti o richiedono querela della parte offesa. Non si può procedere, nonostante l’uomo parli di sé come di un potenziale serial killer, chieda di essere fermato e invochi l’aiuto della psichiatria. L’episodio ha una vasta risonanza, anche se da alcuni giornali viene bollato come una trovata pubblicitaria per vendere più copie.
Naturalmente questo getta in un profondo stato di angoscia Monica che è così disperata da tentare il suicidio tagliandosi le vene. Fortunatamente viene salvata in extremis. Le persecuzioni nel frattempo continuano e, sotto la minaccia dell’uomo di compiere atti autolesionistici, la donna commette un gravissimo errore: accetta di incontrarlo per l’ultima volta. Nonostante le precauzioni prese (i due si incontrano di giorno e in mezzo alla gente), la ragazza non mette nessuno dei suoi familiari al corrente della sua decisione, andando incontro al proprio assassino.
Mariolini spera in una riappacificazione, ma Monica reagisce tentando di sfuggire e suscitando la furia dell’uomo che il 14 Luglio 1998, sulle rive del lago Maggiore, viene uccisa con 22 coltellate. Il suo assassino le lascia il coltello conficcato nel petto e tenta una rocambolesca fuga nelle acque del lago, da cui viene recuperato e arrestato dalle Forze dell’Ordine.
Mariolini confessa subito l’omicidio. Viene chiesta dalla difesa una prima valutazione psichiatrica che conclude per una parziale capacità di intendere e di volere dell’uomo al momento dell’atto, causata da un disturbo di personalità di tipo narcisistico che lo affligge. Quindi la difesa decide di far leva sulla semi-infermità di mente e chiede il rito abbreviato, ma la seconda perizia psichiatrica a cui l’assassino viene sottoposto sconfessa le conclusioni della prima, valutandolo sano di mente e capace di intendere e volere quando ha ucciso Monica. L’omicidio è doloso, volontario e premeditato. L’uomo in aula appare calmo e si dichiara per nulla pentito del gesto.
Nel 2000 la Corte d’Assise di Novara condanna Mariolini a 30 anni di detenzione. É in questo periodo che decide di partecipare ad una nota trasmissione della Rai e di sottoporsi ad una lunga intervista autobiografica durante la quale si presenta pubblicamente mostrando quella che, secondo lui, è la maschera che ognuno di noi è costretto ad indossare per nascondere il proprio lato oscuro. Appare davanti alle telecamere di “Storie maledette” con mezza testa e mezzo viso rasati, mentre l’altra metà è nascosta da capelli e barba incolti. Inoltre, da quando è in carcere ha iniziato a dimagrire vistosamente.
Questa storia tremenda probabilmente sarebbe caduta nel dimenticatoio se nel 2004 non fosse uscito nelle sale cinematografiche il film Primo Amore diretto da Matteo Garrone, ispirato al dossier autobiografico di Marco Mariolini: Il Cacciatore di anoressiche. L’uomo di certo non si sarebbe fermato volontariamente, lui stesso nelle dichiarazioni rilasciate alla polizia, durante l’interrogatorio avvenuto dopo l’omicidio di Monica Calò, si qualifica come un “potenziale serial killer”. Inoltre, è importante valutare, ai fini di un’eventuale quantificazione della pericolosità sociale del soggetto, la pluralità di omicidi immaginati o fantasticati dallo stesso, i quali potrebbero realmente realizzarsi se l’individuo fosse lasciato libero di organizzarsi e agire.
© Riproduzione riservata



Lascia un commento