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Ti trovi qui: Home / Delitti & Biografie Criminali / Banda della Magliana: Edoardo Toscano, il boss detto Operaietto

Banda della Magliana: Edoardo Toscano, il boss detto Operaietto

13 Aprile 2022 da Webmaster Lascia un commento

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Edoardo Toscano nasce a Roma il 10 Ottobre del 1953 nella zona della Magliana. Fin da giovanissimo nel giro della criminalità romana, lo chiamano L’Operaietto per la sua breve carriera come idraulico e perché dimostra di sapersela cavare in ogni circostanza. Nel 1975 viene arrestato per rapina e tentato omicidio, ma la sua permanenza dietro le sbarre dura poco: l’11 novembre dello stesso anno si rende protagonista, assieme ad altri undici detenuti tra cui Laudovino De Sanctis detto Lallo lo zoppo, Nicolino Selis e Giuseppe Magliolo, di un’evasione dal carcere romano di Regina Coeli.

Tornato in libertà si riunisce alla sua batteria, gruppo che opera ad Acilia e di cui fanno parte malavitosi come Fabrizio Selis, Antonio Leccese, Fulvio Lucioli detto Fulvietto, Giovanni Girlando soprannominato il Roscio, Libero Mancone e i fratelli Giuseppe (il Tronco) e Vittorio Carnovale (il Coniglio), cognati dello stesso Toscano. Capeggiati da Nicolino Selis, alias il Sardo, si legano ad altre due batterie capitoline, i Maglianesi di Franco Giuseppucci e Maurizio Abbatino e i Testaccini di Enrico De Pedis e Danilo Abbruciati, andando a costituire il nucleo storico della cosiddetta Banda della Magliana.

La Banda della Magliana è nata in carcere da un’idea di Nicolino Selis con il contributo mio che ero stato appena arrestato. Avevo avuto qualche anno di criminalità alta con rapine e spaccio di droga. Selis, del quale ero molto amico (lo aiutavo finanziariamente quando ero fuori), mi confidò che voleva organizzare un’organizzazione criminale a Roma a immagine e somiglianza della camorra di Cutolo di cui lui era molto amico, se non figlioccio. Durante la detenzione c’è stata una fuga da Regina Coeli e la parte di quella che è poi diventata Magliana (Toscano, Selis, eccetera) sono stati appoggiati all’esterno dal gruppo di Giuseppucci. All’interno del carcere noi avevamo un nemico che si chiamava Franco Nicolini. All’esterno nel gioco d’azzardo e dei cavalli Giuseppucci aveva un nemico, Nicolini. Uniamo le forze e lì si forma la Banda.

(Ricostruzione Antonio Mancini)

Il 25 Luglio 1978 partecipa all’omicidio di Franco Nicolini, padrone incontrastato delle scommesse clandestine all’ippodromo di Tor di Valle: Franchino er criminale viene freddato con nove colpi di pistola da Giovanni Piconi e dal Toscano mentre a fine serata sta raggiungendo la sua auto nel parcheggio dell’impianto sportivo. Secondo quanto raccontato dal collaboratore di giustizia Maurizio Abbatino, il 27 Agosto il Toscano ammazza Sergio Carozzi, un commerciante di Ostia che aveva osato denunciare per estorsione Nicolino Selis. L’Operaietto agisce dopo essere uscito uscito dall’ospedale psichiatrico di Montelupo Fiorentino grazie ad un permesso premio, i suoi complici sono: Marcello Colafigli, Fabrizio Selis, Renzo Danesi, Enzo Mastropietro e Libero Mancone.

Il Toscano riesce a ritagliarsi un ruolo di primissimo piano all’interno della Banda della Magliana, in particolare grazie alla grande abilità dimostrata nell’esecuzione degli omicidi, come si evince dall’ordinanza di rinvio a giudizio che anticipa il maxi-processo scaturito dalle rivelazioni del boss pentito Maurizio Abbatino:

Il Toscano partecipava ad una associazione di tipo mafioso, avvalendosi della forza intimidatrice del vincolo associativo e delle condizioni di assoggettamento e di omertà che ne derivano, per commettere più delitti concernenti l’importazione, l’acquisto, la detenzione, la distribuzione, la cessione a terzi di sostanze stupefacenti, specie del tipo eroina e cocaina, nonché concernenti il porto e la detenzione di armi da sparo, comuni e da guerra; per commettere ancora più delitti contro la persona, il patrimonio, la pubblica amministrazione, l’amministrazione della giustizia, la fede pubblica e per realizzare profitti e vantaggi ingiusti; avendo promosso, costituito, finanziato, diretto e organizzato il sodalizio.

Sempre Abbatino racconta:

Ci fu un errore di valutazione in ordine a quanto accadeva fuori dal carcere da parte di Nicolino Selis. Questi era entrato in contatto con dei siciliani, i quali gli avevano assicurato la fornitura di tre chilogrammi di eroina. Secondo gli accordi, tale fornitura avrebbe dovuto essere ripartita al 50% tra il suo e il nostro gruppo, ma Nicolino ritenne di operare una ripartizione di due chilogrammi per i suoi e di uno per noi e, pertanto, impartì al Toscano istruzioni in tal senso. Si trattò di un passo falso: Edoardo Toscano non attendeva altro. Mi mostrò immediatamente la lettera, fornendo così la prova del “tradimento” del Selis, col quale diventava non più rinviabile il “chiarimento”. In altre parole, Nicolino Selis doveva morire.

Il 3 Febbraio 1981, con la scusa di una riappacificazione, Abbatino e Toscano tendono a Selis (uscito dal manicomio criminale in permesso) un agguato nella villa di Libero Mancone ad Acilia: il Sardo dà le spalle ad Abbatino che ha il tempo di estrarre la pistola, nascosta in una scatola di cioccolatini, e sparargli due proiettili, seguiti da altri due esplosi da Toscano. Il corpo della vittima viene sepolto in una buca vicino all’argine del Tevere e ricoperto con della calce per velocizzarne la decomposizione, a tutt’oggi non è stato ritrovato. Nove mesi più tardi, il 25 novembre, l’Operaietto uccide con un colpo alla testa Giuseppe Magliolo, che voleva vendicare la morte di Nicolino Selis a cui era molto legato.

Il 23 Gennaio 1981 l’Operaietto in una sala giochi di via del Rubicone fredda Orazio Benedetti, uomo del clan Proietti che aveva brindato alla notizia della morte di Franco Giuseppucci, sparandogli alla testa con una pistola coperta da un impermeabile. Nel gennaio del 1983, sempre nel corso della vendetta contro i Pesciaroli di Monteverde per la morte del Negro, un piccolo spacciatore di nome Raffaele Caruso viene attirato in un luogo isolato con la scusa di trattare una partita di droga: Claudio Sicilia lo strangola con un filo elettrico mentre Toscano lo finisce a coltellate. L’uomo viene eliminato perché aveva ucciso Mariano Proietti, prima che lo facessero gli uomini della Banda della Magliana.

Quando la Banda si accorge che Angelo De Angelis da tempo trattiene per sé una parte della cocaina che si occupa di tagliare, viene attirato in trappola nella villa di Vittorio Carnovale e assassinato da lui stesso e Toscano con due colpi di pistola, calibro 7.65 e 38, sparati al cuore e alla nuca. Viene ritrovato il 24 Febbraio 1983 nel bagagliaio della sua Fiat Panda semicarbonizzata, vicino al ristorante Il Fico Vecchio di Grottaferrata. Nel maggio dello stesso anno, Abbatino e Toscano vengono arrestati nelle loro abitazioni che si trovano sulla Laurentina, l’una al fianco dell’altra.

Il 13 Febbraio 1989 esce di prigione in libertà vigilata. In quel periodo la Banda è ormai spaccata da un’insanabile frattura per questioni di invidie e denaro che presto avrebbe scatenato una sanguinosa faida tra i Maglianesi, gruppo a cui apparteneva il Toscano, e i Testaccini di Enrico De Pedis.

Come si legge nell’ordinanza di rinvio a giudizio del processo ai componenti della banda:

Toscano, che lamenta a Renatino soprattutto la mancata assistenza ai detenuti e ai familiari degli stessi, si mette subito alla ricerca di quest’ultimo deciso a farlo fuori per poi fuggire all’estero, subito dopo l’omicidio. Messo al corrente dai suoi delle intenzioni vendicative dell’Operaietto e giocando d’anticipo sul tempo rispetto all’ex amico ed ora rivale, De Pedis escogitò una trappola sapendo che Toscano aveva affidato in custodia una somma di denaro ad un panettiere di Ostia (Bruno Tosoni).

Secondo le rivelazioni della pentita Fabiola Moretti, interrogata nell’estate del ’94:

Renatino venne a sapere che Edoardo lo cercava e ritenne di doverlo uccidere, in quanto altrimenti sarebbe stato ucciso lui. Sapendo che Tosoni “reggeva” i soldi di Edoardo, circa 50 milioni di lire, offrì a costui una somma di altri 50 milioni perché attirasse Toscano in un’imboscata. L’incarico di uccidere Toscano venne dato da Renatino ad Angelo Cassani detto Ciletto e a Libero Angelico detto Rufetto. Io seppi questo dopo e non prima dell’omicidio dallo stesso De Pedis

Ignaro di ciò che stava per accadergli, la mattina del 16 Marzo 1989, Toscano incontra Tosoni e viene colto di sorpresa quando alle sue spalle arriva una moto di grossa cilindrata con a bordo due killer che, coperti dai caschi, fanno fuoco su di lui con armi semiautomatiche, colpendolo tre volte e uccidendolo. Come autori dell’omicidio del boss vengono indicati Angelo Cassani e Libero Angelico, ma non vengono trovate prove della loro colpevolezza.

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