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Adriana Levi, l’antiquaria uccisa nella casa del cavallo di legno

Di Patrizia Oliverio

Sullo sfondo di questa storia troviamo la Milano bene, al centro un delitto inspiegabile. La vittima è Adriana Levi, una donna di 66 anni, colta, elegante, ricca e con un fascino d’altri tempi. Ha una tempra d’acciaio, forgiata nei campi di concentramento, che le ha permesso di superare la deportazione e la morte di due mariti. É un’antiquaria, proprietaria del negozio “Il Cenacolo”, e la sua casa, al pianterreno di corso Magenta, è piena di oggetti di valore.

É il 19 Dicembre 1989 e a cena ci sono sei ospiti: tre donne e tre uomini che Adriana Levi ha invitato per scambiarsi gli auguri, poiché trascorrerà il Natale con la figlia e i nipotini. Tra i presenti c’è Romano, 35 anni, primo flauto alla Scala, conosciuto in teatro un anno prima e diventato amico fidato e inseparabile. Nessun coinvolgimento sentimentale, l’uomo ha moglie e figli, è il pupillo di Adriana, che sogna per lui un futuro da concertista. Alla cena è presente anche un discografico a cui l’antiquaria riesce a strappare la promessa di un provino per Romano, che ricambia la generosità della donna, accompagnandola nelle occasioni mondane o a fare compere.

Alle 2.30 gli ospiti se ne vanno, più o meno alla stessa ora va via anche il domestico filippino. Con Adriana rimane solo il musicista: è lei a chiedergli di trattenersi ancora un po’ perché vuole consegnargli il regalo di Natale. Alle 3.21 l’antifurto di casa suona, ma quasi subito viene reinserito. Quando arriva la polizia tutto tace, gli agenti pensano ad un falso allarme, le saracinesche dell’esercizio commerciale sono abbassate e non forzate. Tutto appare perfettamente in ordine.

L’indomani, alle 8.15, il negozio è ancora chiuso e ciò insospettisce Antonio, il più stretto collaboratore di Adriana, perché la Levi in tanti anni non ha mai tardato. Viene allertata la signora delle pulizie e, con il duplicato delle chiavi, i due entrano nell’appartamento della donna. Ed è lì che la trovano per terra davanti alla camera da letto, in camicia da notte, col volto tumefatto e in una pozza di sangue. I colpi sono stati così forti da farle saltare un dente. L’autopsia rivela ferite da taglio al collo e al torace, ma la morte è stata procurata da un colpo al viso, inflitto forse con un candelabro d’argento che manca all’appello, ma che in seguito sarà ritrovato in negozio.

Sulla scena del crimine arriva anche la figlia della vittima, Stefanina, che aiuta gli inquirenti a stabilire con precisione cosa manchi in casa. L’assassino (o gli assassini) si è portato via una ventina di milioni in contanti oltre ad alcuni gioielli, collane, bracciali, orecchini ed anelli. Inizialmente si pensa ad una rapina finita male. Un mese prima, infatti, la donna era riuscita a sventare un furto in casa sua, sorprendendo sul fatto i ladri. Agli amici che si preoccupano e le rimproverano la facilità con cui i delinquenti hanno scavalcato il muretto di cinta sul retro risponde con grande leggerezza.

I poliziotti della Squadra Omicidi concentrano l’attenzione sugli invitati a cena, in particolare su Romano che è stato l’ultimo ad aver visto Adriana viva. Ma l’uomo ha un alibi: la moglie, infatti, racconta di essersi svegliata per andare in bagno e di avere visto suo marito in soggiorno, davanti alla tv, intorno alle 2.30. Secondo le testimonianze degli altri ospiti, però, quell’orario non sarebbe compatibile con gli spostamenti di quella sera.

L’allarme diventa il chiodo fisso degli investigatori, in realtà ce ne sono due: uno perimetrale ed uno a raggi infrarossi che divide la casa in quattro quadranti. La mattina dopo l’omicidio, durante i rilievi, l’antifurto viene trovato inserito in tutta la casa. Strano visto che Adriana era in camicia da notte e si preparava ad andare a letto, quindi in quel quadrante doveva averlo disinserito come faceva ogni sera. Altra stranezza è che i punti luminosi sul pannello di controllo segnalano che una persona ha attraversato tre settori dell´appartamento, ma non ha toccato il quarto. Invece, è proprio in quella zona che l’assassino ha preso soldi e gioielli.

L’ipotesi dei tecnici è che il killer abbia inserito l’antifurto dopo aver ucciso la vittima e trafugato il bottino, e poi lo abbia volutamente fatto scattare attraversando i raggi infrarossi per lasciare le tracce del proprio passaggio in ogni quadrante, dimenticandosi quello della zona notte. Quindi il soggetto ignoto avrebbe reinserito l’antifurto e sarebbe fuggito dalla porta-finestra della camera degli ospiti, affacciata sul giardino interno al quale si accede agevolmente scavalcando il muro di cinta.

Tutto ciò fa pensare solo a qualcuno che conosceva bene quella casa e sapeva come muoversi. Per gli inquirenti è un rompicapo quell’allarme, ma non è l’unico. Si torna alla pista del ladro disperato, dei tossici. Si indaga anche sul figlio della portinaia di un palazzo vicino, che dicono essere uno sbandato. Passa un anno senza alcuna novità o riscontro e ad oggi l’omicidio di Adriana Levi rimane uno dei tanti casi rimasti senza un colpevole.

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