Vita di Coppia: giovani sempre più violenti con il Partner

Di Nunzia Procida

 

La violenza, all'interno della coppia, può assumere diverse forme: gran parte di queste, in maggioranza fisiche e/o psicologiche, rimangono sommerse nonostante possano lasciare ferite profonde e non rimarginabili. In molti casi, gli uomini o le donne coinvolti in una relazione violenta non sono - perlomeno nell'immediato - del tutto consapevoli della propria condizione.

Una relazione violenta è sempre asimmetrica, ovvero caratterizzata dal dominio di un partner sull'altro. L'uso della violenza serve proprio a questo nella relazione: ad esercitare la propria supremazia/potere sottomettendo e controllando l’altro.

Una relazione si può definire violenta, nel momento in cui gli episodi di violenza si ripetono nel tempo e sono continuativi; diventando cosi una caratteristica stabile del rapporto di coppia.

L'Eurispes (www.eurispes.eu), dopo aver pubblicato l'indagine "Sesso, erotismo e sentimenti: i giovani fuori dagli schemi" (2018), ha indagato le dinamiche e i meccanismi disfunzionali nelle coppie composte da soggetti tra i 18 e i 30 anni. I dati sono poi stati inseriti nello studio, pubblicato lo scorso dicembre, "Amore malato: dinamiche disfunzionali di coppia". Da quest'ultimo si evince che quasi 6 giovani su 10 (58,9%) considerano un gesto fisico violento (uno schiaffo o uno spintone) un motivo sufficiente per porre fine a una relazione sentimentale; appare però significativo che per gli altri 4 su 10, il gesto di violenza risulti tollerabile.

Tra le donne, sono più numerosi che tra gli uomini i soggetti che ritengono un gesto violento una ragione sufficiente per chiudere una relazione (69,2% contro il 45,5%), soprattutto nel Nord-Ovest, dove il 71,2% degli intervistati ritiene il gesto di violenza motivo per mettere la parola fine ad una storia d'amore. Un dato su cui riflettere resta però che quasi un terzo delle donne intervistate (30,8%) continuerebbe a "sostare" in una situazione tossica.

Più della metà degli intervistati (56,3%) ha proseguito una relazione anche se questa era fonte di sofferenza. È accaduto più frequentemente alle donne che agli uomini e quasi un quarto dei giovani tra i 18 e 30 anni (24,2%) si è sentito dire dal partner che se lo avesse lasciato avrebbe compiuto gesti estremi contro se stesso. Nonostante spesso si tratti di minacce destinate a non avere un riscontro reale, questo tipo di atteggiamento rappresenta comunque una forma di violenza psicologica, campanello d'allarme della disfunzionalità della relazione. Questa circostanza è capitata più spesso alle ragazze (26,5%) che ai ragazzi (22,5%). Il picco di risposte affermative è stato riscontrato nel Nord-Est (39,2%) e tra i separati/divorziati è più elevata la quota di chi ha vissuto questa situazione (57,1%).

Il ricatto emotivo è l'arma più sleale che si possa utilizzare quando gli altri non rispondono alle nostre aspettative. Questo fa presa sulle paure dell’altro, in forma di punizione o di minaccia per ottenere quanto si vuole.

Ancora, secondo i risultati del sondaggio, oltre 1 ragazzo su 5 (22,5%) è stato minacciato di gesti estremi dal partner, qualora lo avesse lasciato. Qui i maschi sono vittime di minacce più delle donne: il 26,1% dei ragazzi contro il 18,8% delle ragazze. Il picco di conflittualità si rileva tra gli omosessuali: il 34,7% contro il 30% dei bisessuali e il 20,2% degli eterosessuali.

In seguito alle minacce di violenza (auto o eterolesionista), la maggioranza delle coppie è arrivata alla separazione: in poco meno di un quinto dei casi (19,9%) si è giunti alla fine del rapporto come immediata conseguenza; nel 30,8% si è aspettato un po' di tempo prima di chiudere e nel 15,5% ci si è lasciati di comune accordo. 2 coppie su 10 (18,6%) stanno ancora insieme.

A un titolo più alto di studio corrisponde una più netta insofferenza alla violenza: il 63% di specializzati e dottori di ricerca e il 64,3% dei laureati rifuggono dalle situazioni altamente conflittuali, a fronte di un 54,2% dei diplomati e del 52,3% dei possessori di licenza media inferiore.

In conclusione si può dedurre che è tutt'altro che trascurabile la percentuale di chi non prende troppo sul serio le parole violente e non le ritiene motivo sufficiente per interrompere la relazione nonostante i segnali di pericolo, troppo spesso, sono evidenti.

© Riproduzione riservata
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