Le Case Magdalene, da ricoveri per donne in difficoltà a luoghi di sfruttamento

Di Patrizia Oliverio


Le Case Magdalene erano Istituti femminili, che avevano il compito di accogliere ragazze orfane oppure donne la cui condotta era considerata peccaminosa e in contrasto con i pregiudizi di una società benpensante.

La maggior parte di questi Istituti era gestita da suore, appartenenti a vari ordini religiosi, per conto della Chiesa cattolica.

Le Case Magdalene sorsero in Inghilterra e Irlanda nel corso del XIX secolo, avendo come scopo la riabilitazione di donne che avevano lavorato come prostitute. Le Case, inizialmente concepite come ricoveri di breve termine, si trasformarono in luoghi di rifugio di lungo periodo. Con il trascorrere del tempo, la ragione d’ essere di questi Istituti si allontanò sempre più dall'intento iniziale, quello di togliere dalla strada le prostitute nel tentativo di riabilitarle alla società, aiutandole a trovare un impiego fisso.

Alle donne ospitate in questi istituti era richiesto di lavorare, spesso come lavandaie, anche contro la loro volontà. Le suore, che curavano la gestione delle Magdalene, spesso attuavano regole severe e provvedimenti decisi contro le ragazze che non svolgevano diligentemente i compiti loro assegnati. La salvezza delle anime delle penitenti non era altro che una forma mascherata di schiavitù.

Un fattore importante da tenere in considerazione nell'analisi di questi luoghi riguarda il fatto che, nella maggior parte dei casi, le donne erano trattenute contro la loro volontà. Questo avveniva grazie alla complicità dei familiari delle ragazze, preoccupati di mantenere “puro” l’onore e la reputazione della famiglia.

La prostituzione non era l’unica causa di inserimento, nelle Magdalene venivano segregate tante giovanissime donne indegne di vivere nella collettività e meritevoli di un duro trattamento a causa della loro condotta sregolata. Si parla di ragazze vittime di stupro, donne troppo avvenenti, giovani madri nubili, o tutte coloro che erano considerate spregiudicate, deviate, peccatrici dalla perbenista società cattolica dell’epoca, e quindi da correggere dalle suore con metodi tutt'altro che ortodossi.

Esse dovevano redimersi dai peccati commessi con la preghiera costante e il duro lavoro: soprattutto nelle case d'Irlanda, si trattava di estenuanti mansioni  in lavanderia, a mani nude per ore e ore nell'acqua bollente. Infatti, in questo paese gli Istituti erano chiamati Magdalene Laundries (la cantante Joni Mitchell vi ha dedicato una straziante canzone omonima), vere e proprie lavanderie industriali  in cui la manodopera delle operaie, non venendo retribuita, consentiva ai conventi ottimi e illeciti guadagni. Dunque una gerarchia di preti e suore che deliberatamente sfruttava a proprio vantaggio il lavoro di giovanissime innocenti.

L’ esistenza delle Case Magdalene non fu tenuta in grande considerazione sino al 1993, quando a Dublino l'ordine delle suore di Nostra Signora della Carità vendette una parte dell’Istituto ad un imprenditore immobiliare, poiché avevano perso denaro con la compravendita di azioni in Borsa. Le operazioni di ampliamento volute dall'imprenditore consentirono la scoperta di una fossa comune contenente 133 cadaveri. Le suore fecero in modo che i resti fossero cremati e seppelliti presso il cimitero, dividendo il costo della sepoltura con l’imprenditore immobiliare.

Più tardi furono scoperti altri 22 cadaveri. In tutto furono riesumati e cremati 155 corpi. Con il tempo questa situazione divenne di dominio pubblico generando uno scandalo.

Nel 1998 all'interno del documentario Sex in a Cold Climate furono intervistate ex detenute delle Case Magdalene, che riferirono di avere subito abusi sessuali, fisici e psicologici da parte di suore e preti. Ammisero, inoltre, di essere state completamente isolate dal mondo esterno durante il periodo di ricovero presso le strutture.

Le accuse sulle condizioni nei conventi e sul trattamento delle detenute furono trasformate in un film nel 2002, The Magdalene sisters, scritto e diretto da Peter Mullan. Il film è stato premiato a Venezia con il Leone d'Oro e condannato senza riserve dal Vaticano.

Un’ importante inchiesta pubblicata sul giornale The Irish Time nel giugno del 2011 stabilì che all'inizio degli anni Quaranta del secolo scorso alcune istituzioni statali irlandesi, tra cui l’esercito, passarono dall'utilizzo di lavanderie commerciali alle Magdalene laundries. I contratti stabilivano anche un’equa clausola salariale, sebbene le ragazze delle Case Magdalene non percepissero compensi.

Nel 2001 il governo irlandese riconobbe che le donne ospitate nelle Case Magdalene furono vittime di abusi. Nel frattempo era nata un’associazione a difesa delle ragazze che avevano vissuto all'interno di quei luoghi, Justice for Magdalenes. L’ associazione sosteneva che le condizioni all'interno delle lavanderie e lo sfruttamento delle lavoratrici erano palesi violazioni dei diritti umani.

Non ottenendo risposta dal governo irlandese, Jiustice for Magdalenes presentò il caso al Comitato delle Nazioni Unite che, il 6 giugno 2011, invitò il governo irlandese ad indagare sulle accuse di tortura all'interno delle case Magdalene. Il governo fu obbligato ad istituire una commissione d'inchiesta. Il 5 febbraio del 2013 il comitato pubblicò i risultati delle indagini: furono trovate prove di una collusione tra lo Stato e gli istituti cattolici. A febbraio dello stesso anno, il primo ministro Enda Kenny rilasciò formali scuse di stato, definendo le lavanderie come la vergogna della nazione e manifestò l’intenzione di risarcire le vittime.

Le reazioni del mondo cattolico non si fecero attendere. Fu rilevante la presa di posizione che giunse dagli Stati Uniti, dove era sorta un’associazione a tutela delle suore e degli Istituti cattolici. I suoi seguaci affermavano che erano tutte bugie e che le donne alloggiate, presso tali istituzioni, erano tutte prostitute.

Le istituzioni religiose che si occupavano delle case Magdalene si rifiutarono categoricamente di partecipare alla creazione del fondo per il risarcimento delle vittime della loro opera caritatevole.

L’ ultima casa Magdalene è stata chiusa il 25 settembre del 1996.

Ad oggi non esiste una casistica esatta di quante donne siano state ospitate all'interno delle istituzioni cattoliche diventate lavanderie nel corso del tempo.

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