26 Aprile 1986 – Il Disastro nucleare di Černobyl’

Il disastro di Černobyl' è stato il più grave incidente mai verificatosi in una Centrale nucleare. È uno dei due incidenti classificati come catastrofici con il livello 7, il massimo nella scala INES dell'IAEA, insieme all'incidente avvenuto nella Centrale di Fukushima Dai-ichi.

Il disastro avvenne il 26 aprile 1986, alle ore 1:23 circa, presso la Centrale nucleare V.I. Lenin, situata in Ucraina settentrionale (all'epoca parte dell'URSS). A 3 km dalla città di Pryp"jat', 18 km da quella di Černobyl', 16 km a sud del confine con la Bielorussia.

Le cause furono indicate in gravi mancanze da parte del personale, in problemi relativi alla struttura e alla progettazione dell'impianto stesso, e nella sua errata gestione economica e amministrativa. Nel corso di un test di sicurezza, il personale si rese responsabile della violazione di svariate norme di sicurezza e di buon senso, portando a un brusco e incontrollato aumento della potenza del nocciolo del reattore n. 4 della Centrale.

Si determinò la scissione dell'acqua di refrigerazione in idrogeno e ossigeno, a così elevate pressioni da provocare la rottura delle tubazioni del sistema di raffreddamento del reattore. Il contatto dell'idrogeno e della grafite incandescente delle barre di controllo con l'aria, a sua volta, innescò una fortissima esplosione, che provocò lo scoperchiamento del reattore e di conseguenza un vasto incendio.

Una nuvola di materiale radioattivo fuoriuscì dal reattore e ricadde su vaste aree intorno alla centrale, contaminandole pesantemente e rendendo necessaria l'evacuazione e il reinsediamento in altre zone di circa 336.000 persone. Nubi radioattive raggiunsero anche l'Europa orientale e la Scandinavia con livelli di contaminazione minori, toccando anche l'Italia, la Francia, la Germania, la Svizzera, l'Austria e i Balcani, fino a porzioni della costa orientale del Nord America.


Un rapporto del Chernobyl Forum, redatto da agenzie dell'ONU, conta 65 morti accertati e più di 4.000 casi di tumore della tiroide fra quelli che avevano fra 0 e 18 anni al tempo del disastro, molti dei quali probabilmente attribuibili alle radiazioni.

I dati ufficiali sono contestati da associazioni antinucleariste internazionali, fra le quali Greenpeace, che presenta una stima fino a 6.000.000 di decessi su scala mondiale nel corso di 70 anni, contando tutti i tipi di tumori riconducibili al disastro secondo il modello specifico adottato nell'analisi. Il gruppo dei Verdi del Parlamento europeo, pur concordando con il rapporto ufficiale ONU sul numero dei morti accertati, lo contesta rispetto alle morti presunte, che stima in 30.000/60.000.

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