Razzismo e Discriminazione a scuola, in Italia situazione allarmante

Di Nunzia Procida


La discriminazione è un tema che, in larga parte, entra nelle nostre case attraverso le notizie che ci vengono fornite dai media. I genitori, quindi, si ritrovano coinvolti, protagonisti di una sfida educativa importante; soprattutto alla luce degli ultimi dati divulgati da Save the Children, che ha condotto un'indagine a riguardo, coinvolgendo oltre 2.000 studenti e studentesse di scuole secondarie di secondo grado di tutta Italia.

Il 61% degli studenti intervistati ha subito direttamente situazioni di discriminazione dai propri coetanei. Tra questi, il 19% ha dichiarato di essere stato emarginato ed escluso dal gruppo, mentre il 17% è stato vittima di brutte voci messe in giro sul proprio conto, il 16% deriso e 1 su 10 ha subito furti, minacce o pestaggi.

Tra chi ha subito discriminazioni, il 32% ha scelto di rivolgersi ai genitori, un altro 32% ha preferito parlarne agli amici, un significativo 31% non si è rivolto a nessuno e solo il 5% ha scelto di rivolgersi agli insegnanti. Un dato, quest'ultimo, che assume ancor più peso se pensiamo che proprio la scuola si configura, secondo i risultati dell’indagine, come il luogo principale (45% dei casi) dove gli studenti assistono a discriminazioni nei confronti dei loro compagni di pari età, seguita dal contesto della strada (30%) e dai social (21%).

Tra gli studenti che hanno dichiarato di essere stati testimoni di un comportamento discriminatorio verso un loro coetaneo – quasi il 90% degli intervistati -, il 16% ha detto che la vittima era tale perché omosessuale o giudicata grassa, in più di un caso su 10 perché di genere femminile, mentre nel 9% dei casi si è trattato di una discriminazione dovuta al colore della pelle, nell’8,5% a una condizione di povertà economica e nel 7% perché la vittima era disabile.

Quando parliamo di altri uomini, di altre donne, di altri ragazzi, di altre ragazze dobbiamo ricordarci che è di noi stessi - in quanto esseri umani - che stiamo parlando. Se ci soffermiamo solo su un particolare (altezza, peso, provenienza, colore della pelle...) dell'altro, rischiamo di disumanizzare quest'ultimo, oggettivarlo; di trasformarlo in quello stesso particolare. Così facendo dimentichiamo la complessità di cui ciascun individuo è portatore.

Come facilmente deducibile, l'attenzione al particolare non promuove la relazione con l'altro né la sua accoglienza. Compito degli educatori è, dunque, offrire ai bambini, ai ragazzi, uno sguardo capace di andare oltre l'apparenza, oltre la "diversità", oltre il visibile.

Osservando al microscopio il particolare, ci scopriamo tutti uguali. Scrive il prof. Antonino Di Pietro, Direttore dell'Istituto Dermoclinico Vita Cutis:

"Quando osservo le cellule della pelle al microscopio non vedo differenze tra quelle di un uomo o una donna, tra quelle di una pelle nera o una bianca [...]. Alle cellule [umane] non interessa in quale luogo si trovano. Se durante un'autopsia osservo il cervello o il cuore, non posso dire se appartengono a un marocchino, a un italiano o a un filippino. Le lacrime sono limpide e salate per ogni uomo della terra. Così la percezione del dolore, le emozioni, la gioia, la paura... avvengono allo stesso modo in ognuno di noi. [...] E il colore della pelle? Un sottilissimo strato superficiale formato da piccolissimi granuli scuri. Se questi granuli si potessero raccogliere peserebbero pochi grammi. Essi, sia pochi che numerosi, non sono determinanti sulla vita dei settanta chili di cellule che formano un uomo." (Il Corriere della Sera, 26 marzo 2019).


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