Cosa vuol dire essere Multitasking

Di Giulia Panico 

 

In una società sempre più complessa, frenetica, articolata e competitiva vengono richieste molte capacità, che si possono riassumere nella parola Multitasking.

Con il termine Multitasking si indica la capacità di eseguire più compiti contemporaneamente per cui è richiesto un alto livello di attenzione. Questo fenomeno di massa è stato sicuramente favorito dalla diffusione dei dispositivi tecnologici in tutte le sfere della nostra vita. Non a caso il termine proviene dall'informatica, secondo cui il multitasking è la capacità di un sistema operativo di eseguire più compiti simultaneamente. Lattività multitasking viene eseguita da processi cognitivi che gestiscono le singole attività e determinano come, quando, e con quali priorità vengono eseguite.

Per queste ragioni oggi si parla di media multitasking, definibile come lo svolgimento di due o più compiti, uno dei quali implica l’uso di un mezzo tecnologico (Lang & Chrzan, 2015). Smartphone, tablet e tanti altri dispositivi hanno reso le comunicazioni istantanee, i compiti più veloci e in generale hanno semplificato molti aspetti della nostra vita quotidiana, favorendo però una maggiore probabilità di distrazione.

Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università della California ha voluto indagare il fenomeno, cercando di far emergere gli effetti negativi sul cervello. I ricercatori hanno sottoposto 192 studenti a un compito di memorizzazione, che consisteva nel memorizzare il maggior numero di parole su una lista di vocaboli.

I partecipanti sono stati divisi in quattro gruppi:

  • il primo doveva eseguire il compito senza distrazioni
  • il secondo leggeva le parole e in contemporanea ascoltava una voce registrata che leggeva una serie di numeri
  • un terzo gruppo di partecipanti, mentre eseguiva il compito, ascoltava musica pop conosciuta
  • un quarto ascoltava canzoni sconosciute

Gli scienziati statunitensi hanno così potuto constatare che, in media, i partecipanti del primo gruppo ricordavano otto parole per ogni set di venti, così come quelli che ascoltavano le canzoni in sottofondo (gruppi 3 e 4). Mentre gli appartenenti al secondo gruppo, chiamati ad ascoltare i numeri e identificare una precisa sequenza, dunque impegnati in un’attività «multitasking», ne ricordava in media solo cinque.

I dati sono molto chiari: quando la nostra attenzione è suddivisa in più compiti, non ci ricordiamo molto, ma siamo in grado di focalizzarci sui dati che riteniamo più importanti. Di conseguenza, quando si compiono più azioni indipendenti tra loro, il cervello trattiene soltanto le informazioni che ritiene rilevanti.

Insomma il nostro cervello non è programmato per processare più attività nello stesso momento e quindi è più produttivo, se ne facciamo una alla volta. Quindi il multitasking tenderebbe a peggiorare il livello di efficienza, perché diventiamo più lenti e inefficienti nel passare da una azione all'altra e incapaci di distinguere le informazioni importanti da quelle irrilevanti.

Secondo Russell Poldrack, neuroscienziato a Stanford, nel processo di apprendimento le nuove informazioni apprese andrebbero nella parte sbagliata del cervello:

«Se ad esempio gli studenti studiano guardando la TV nello stesso momento, le informazioni acquisite dai loro compiti si indirizzano al corpo striato, una regione specializzata nella memorizzazione di nuove procedure e competenze, ma non di fatti e idee; senza la distrazione della TV, le informazioni raggiungo l’ippocampo dove vengono organizzate e classificate in vari modi in cui le si recuperano più facilmente».

Chiunque affermi di poter riuscire a svolgere più lavori elaborati nello stesso tempo sta partecipando al “business dell’illusione”, poiché le prove dell’insuccesso sono tangibili.

La letteratura scientifica si divide tra chi ritiene che il multitasking abbia una serie di effetti negativi, anche a livello cerebrale, e chi invece ritiene abbia effetti positivi.

Tra i ricercatori che hanno dimostrato un effetto negativo del multitasking vi è Sandra Bond Chapman, fondatrice del Center for brain health dell’Università di Dallas, la quale riporta, tra i principali effetti del multitasking sul nostro cervello, un significativo aumento dei livelli di cortisolo, l’ormone dello stress. La motivazione risiede nel fatto che il nostro cervello sa fare bene una cosa alla volta: i neuroni, se devono sorvegliare molte attività contemporaneamente, non riescono a spartirsi i compiti e li tengono tutti sotto controllo, producendo un risultato modesto e impreciso.

A queste considerazioni si aggiungono anche i risultati a cui sono pervenuti i ricercatori dell’Università del Sussex, i quali hanno studiato gli effetti del multitasking in particolare in relazione all'utilizzo delle nuove tecnologie, causa oggi della maggior parte delle attività che svolgiamo in multitasking.

Lo studio, pubblicato sulla rivista PLOS ONE, è il primo a trovare un collegamento tra multitasking e mutazioni nella struttura del cervello. Nello specifico, i ricercatori hanno scoperto che le persone, che usano spesso varie forme di media contemporaneamente, hanno in effetti una minore densità di materia grigia nell'area cerebrale della corteccia cingolata anteriore (ACC), coinvolta nell'elaborazione del pensiero e nel controllo emotivo, rispetto a coloro che, invece, utilizzano un solo dispositivo per volta. Tale scoperta ha collegato il multitasking ad una ridotta capacità di attenzione, ad un maggior rischio di depressione e ansia, e a risultati inferiori a scuola.

Dunque, gli effetti negativi del multitasking  si possono riassumere in 4 punti essenziali:

  • il nostro cervello non è strutturato per il multitasking;
  • il multitasking abbassa la qualità del lavoro e riduce l’efficienza;
  • ci perdiamo istanti di vita preziosa;
  • il danno potrebbe essere permanente.

Di tutt'altro avviso un recente studio intitolato "Limiti di capacità della memoria di lavoro: l’impatto del multitasking sul controllo cognitivo negli adolescenti" di Sarayu Caulfield e Alexandra Ulmer (2014), che ha evidenziato come adolescenti, che usano in contemporanea diversi dispositivi multimediali per tanto tempo, potrebbero trarre in realtà notevoli benefici dallo svolgere attività in multitasking, con un miglioramento anche del proprio rendimento scolastico.

Dai risultati è emerso come i partecipanti che dedicano più tempo alle attività mediali e svolgono più attività in contemporanea presentano dei risultati migliori nei compiti con distrattori e risultati peggiori nei compiti senza distrattori. Risultati opposti sono stati registrati nei partecipanti che dedicano poco tempo allo svolgimento di più attività mediali in contemporanea. Questo studio suggerisce come la nuova generazione, essendo cresciuta ed educata all'utilizzo di mezzi tecnologici, potrebbe aver sviluppato una memoria di lavoro maggiore che implica prestazioni migliori in ambienti con più distrattori.

I risultati emersi dalle molte ricerche sul multitasking lasciano la strada aperta a diverse interpretazioni. Sicuramente, non si può tralasciare il dato oggettivo che il cervello possiede risorse attentive limitate e che occuparsi di due o più compiti contemporaneamente compromette la qualità della prestazione. Allo stesso tempo non si può negare che oggi giorno l’introduzione di nuove tecnologie ci induce ad attuare il multitasking per poter rispondere in modo efficace agli innumerevoli stimoli e compiti a cui siamo sottoposti.

 

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