Daniel Camargo Barbosa, la Bestia delle Ande

Di Alessandra Sansone

 

Daniel Camargo Barbosa, crudele e perverso serial killer, nasce il 22 gennaio 1930 in un villaggio delle Ande.

Vive un'infanzia infelice: sua madre muore quando era poco più che neonato, suo padre è violento ed alcolizzato. Cresce subendo violenze non solo del padre, ma anche della matrigna.

Daniel è vittima e paga le conseguenze della sterilità della matrigna, la quale, ossessionata dal non poter avere figli, tratta il “figliastro” con disprezzo costringendolo a crescere come una bambina, anche per quanto riguarda l'abbigliamento.

Il Camargo ben presto sviluppa un odio profondo verso le donne, in particolare nei confronti delle bambine, che diventeranno le sue vittime preferite.

Nonostante le vicissitudini familiari, Daniel è un giovane intelligente, ben inserito a scuola e nello sport ma, ancora minorenne, viene costretto dal padre a lasciare gli studi per andare a lavorare.

L’incontro con una donna, Esperanza, altera irreversibilmente la sua già instabile esistenza. La ragazza asseconda Daniel nei sui desideri, in particolare quello di deflorare una vergine: adesca ragazzine drogandole e lascia che Daniel le violenti indisturbato.

Nel 1964 la quinta vittima di Daniel e di Esperanza, una bambina, denuncia gli abusi subiti e i due finalmente vengono arrestati e condannati a 8 anni di reclusione.

Scontata la pena, Daniel esce di galera ancora più feroce e crudele.

Nel 1974 a Barranquilla compie il suo primo omicidio, violenta e strangola una bambina di 9 anni, Elizabeth Telpes. Viene condannato a 25 anni da scontare nel penitenziario di Gorgona.

Nel settembre del 1984, lo spietato assassino evade dal carcere e si reca a Guayaquil in Ecuador, città dove commette ben 54 stupri e omicidi: le vittime sono tutte bambine e adolescenti.

Il modus operandi è quasi sempre identico: le violenta, le strangola, le smembra e si orina sulle mani per lavare via il sangue delle vittime.

La "Bestia delle Ande" continuerà ad uccidere bambine indifese, all'incirca 70.

Per questi delitti,  nel 1989 il "sadico di Chanquito" finisce nuovamente in carcere per scontare una pena a soli 16 anni di galera. Proprio lì verrà ucciso con otto pugnalate da un altro detenuto, cugino di una delle sue vittime, Giovanny Arcesio Noguera Jaramillo.

 

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