Mutilazioni genitali femminili, un dramma senza fine

Di Raffaella Feola

 

Le mutilazioni genitali femminili sono pratiche che in alcuni paesi del mondo sono espletate per motivi non terapeutici. Le attività in questione ledono la salute psichica e fisica delle bambine/donne che vi sono assoggettate.

Le “protagoniste” di tale deturpamento vivono principalmente in Africa, in alcune regioni del Medio Oriente e in Asia, ma alcune comunità si sono stanziate in Europa, America del Nord e Australia.

Le bambine che sopportano tale pratica hanno tra i 4 e i 14 anni, e non sempre ad eseguirla sono levatrici o ostetriche. Nei villaggi dell’Africa occidentale, molto spesso ci si rivolge anche a barbieri che adoperano coltelli, lame di rasoi, forbici e pezzi di vetro rotti, senza anestesia.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce MGF:

"Tutte quelle procedure che comportano la rimozione parziale o totale dei genitali femminili esterni, o altre lesioni agli organi genitali femminili, per ragioni non mediche."

A seconda della gravità degli effetti,  l’OMS ha classificato le mutilazioni in 4 tipi differenti:

  1. CIRCONCISIONE: asportazione della punta della clitoride.
  2. ESCISSIONE DEL CLITORIDE: asportazione della clitoride e taglio totale o parziale delle piccole labbra.
  3. INFIBULAZIONE: asportazione della clitoride, delle piccole labbra, di parte delle grandi labbra, con cucitura della vulva, lasciando aperto un piccolo foro per la fuoriuscita di urina e sangue mestruale.
  4. In tale gruppo, sono ricompresi interventi di vario genere.

Ma per quali ragioni vengono effettuate queste pratiche?

Primo tra tutti un motivo di tipo sessuale, volto a ridurre o soggiogare la sessualità femminile, ma vi sono anche ragioni di natura sociologica. In questo caso ci troviamo dinanzi ad un rito di iniziazione delle adolescenti all'età adulta e mantenimento della coesione della comunità, attraverso un complesso sistema economico e sociale di strategie matrimoniali. Si tratta di un meccanismo di dominio fondato sul “prezzo della sposa”, cioè sul compenso che la famiglia del marito versa alla famiglia della futura moglie in cambio di una donna fertile, ma soprattutto illibata.

Purtroppo anche giustificazioni sanitarie spingono alle MGF, nella convinzione che la mutilazione stessa favorisca la fertilità delle donne e la sopravvivenza del bambino. Vanno poi annoverate ragioni di ordine religioso, poiché molti credono che la pratica sia prevista dai testi religiosi - in particolare il Corano - nonostante non vi sia alcuna allusione o riferimento. Infine, alcune culture per ragioni igieniche ed estetiche praticano la mutilazione, poiché i genitali femminili sono considerati portatori di infezioni e osceni.

Molte sono state le Campagne contro le mutilazioni genitali femminili già lanciate negli anni '90, e finalmente, a distanza di poco più di vent'anni, si stanno susseguendo disegni di legge per l’istituzione del reato di mutilazione genitale femminile.

La strada è ancora lunga. Il problema delle mutilazioni ormai riguarda tutti, anche gli Stati europei e l’Italia. La questione non deve essere vista come il problema di un gruppo o di una determinata cultura, la mutilazione è una tragedia umana contro cui bisogna lottare in nome dell’eguaglianza e della dignità.


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