Per stare bene e sopravvivere bisogna imparare a dire di NO

Di Nunzia Procida

 

La parola NO è, per alcuni di noi, la più difficile da pronunciare: una sillaba, due lettere che non sappiamo dire né ascoltare con facilità; eppure il NO è l’unico strumento che ci permette di riconoscere e quindi scindere il nostro desiderio di connetterci e compiacere gli altri dal nostro bisogno di affermare e difendere la nostra individualità e autonomia.

Un uso cosciente e corretto del NO ci aiuta a crescere come individui e ci preserva da possibili conseguenze mentali.

Abbiamo molte ragioni per non dire di NO. Tra queste le più comuni sono:

  • perché non vogliamo essere maleducati,
  • perché ci sentiamo costretti ad aiutare gli altri,
  • perché temiamo i conflitti,
  • perché abbiamo paura di perdere un’opportunità,
  • perché vogliamo essere apprezzati dagli altri,
  • perché avvertiamo che potremmo rovinare i rapporti con l’altro.

A ben vedere, il problema è dentro di noi: abbiamo paura della reazione altrui, delle conseguenze che il nostro rifiuto potrebbe generare e, al contempo, avvertiamo una sorta di autocompiacimento quando ci mostriamo accondiscendenti nei confronti degli altri.

Per i nostri antenati – come osservato da Julie Coultas, professoressa di Psicologia all’Università del Sussex - andare d’accordo con il gruppo era una questione di sopravvivenza:

"Se ti trasferisci in un posto dove non sai cosa mangiare o come comportarti, ti guardi intorno per vedere ciò che fanno gli altri e come lo fanno; in altre parole, stai per dire di sì e copiarli" [1]

Questo perché il bisogno di appartenenza è un bisogno psicologico universale, la cui mancanza produce numerosi effetti negativi [2].

Secondo uno studio condotto nel 2014 dal Dipartimento di Psicologia della Rice University le donne, soprattutto sul posto di lavoro, avrebbero più difficoltà a dire di NO rispetto agli uomini perché si è registrato vengano punite dai colleghi – con l’indifferenza o con il non riconoscimento - per aver violato gli stereotipi di genere.

Riconoscere, dapprima a noi stessi, di non poter far tutto e bene è il primo passo per iniziare a stabilire delle priorità. Alcuni NO, spiega Paolo Ragusa, "costituiscono una spinta vitale: ci permettono di stare al mondo, di relazionarci proficuamente, di non subire ciò che non ci interessa per il nostro sviluppo personale" [3].

Imparare a dire di NO significa: "fare una scelta autonoma, consapevole e vantaggiosa per le proprie relazioni" [4]. Vale a dire una corretta coniugazione dell’amare se stessi.


[1]J. Coultas, Conformity: Social Psychology and Cultural Evolution (2015)

[2] Cfr. R. F. Baumeister, M. R. Leary, The Need to belong: Desire for interpersonal attachments as a fundamental human motivation (1995)

[3] P. Ragusa, Imparare a dire di no (2013)

[4]Ibidem

 

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