Dipendenza dal WEB: emozioni e sentimenti a rischio!

Di Nunzia Procida

 

Nell'ultima ricerca condotta dall'Associazione Di.Te. (Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche Gap e Cyberbullismo) in collaborazione col portare Skuola.net, si legge che il 32,5% degli intervistati, tra gli 11 ed i 26 anni, spende on-line tra le 4 e le 6 ore al giorno.

Più del 17% del campione resta connesso, invece, tra le 7 e le 10 ore. Supera le 10 ore quasi il 13% degli intervistati. Nel dettaglio, dagli 11 ai 14 anni circa il 12% delle ragazze e il 10% dei ragazzi hanno dichiarato di passare più di 10 ore al giorno online, percentuale che sale rispettivamente del 35% e al 20% intorno ai 26 anni. In tutte le fasce d’età, invece, emerge la tendenza comune a controllare spasmodicamente lo smartphone: il 40% dei ragazzi ha dichiarato di farlo ogni 10 minuti.

Anche gli adulti non hanno comportamenti molto diversi. Il 49% degli over 35 non sa stare senza cellulare, verifica se sono arrivate notifiche o messaggi almeno 43 volte al giorno, di cui un 6% arriva a sfiorare le 65 volte, e di stare 3 ore senza buttare un occhio sullo schermo non se ne parla per il 58% di loro.

"Non è possibile tornare indietro", scrive Daniele Grassucci (co-fondatore del portale Skuola.net), "ma la cosa che possiamo fare è utilizzare gli strumenti tecnologici con una consapevolezza diversa cominciando anche a monitorare quelli che sono gli effetti di un uso non regolamentato ed educato di questi mezzi e riportarli in un alveo corretto. Come accade nel mondo analogico, dove si insegna ai figli a guardare i pericoli con le attenzioni del caso, così si dovrebbe fare anche del mondo digitale".

A tal proposito Google, Altroconsumo e Telefono Azzurro hanno dato il via a un progetto per aiutare i più giovani a vivere il web più responsabilmente. Vivi internet, al meglio – è questo il nome dell’iniziativa - è un progetto educativo che si pone come obiettivo quello di educare le persone all'utilizzo del web in sicurezza.

Nel 1995, lo psichiatra americano Ivan Goldberg ha coniato l’espressione Internet Addiction Disorder (I.A.D.), prendendo come modello di riferimento il gioco d’azzardo patologico. La dipendenza da Internet viene descritta come "un abuso di questa tecnologia", con delle conseguenze negative importanti sulla propria vita e sulla vita di relazione: "Questi comportamenti", scrive Lavenia, "in alcuni casi compulsivi e che potrebbero evidenziare un ipercontrollo oltre che una iperconnessione, hanno un prezzo elevatissimo: aumentano la distanza relazionale fra noi e gli altri".

Il disturbo da dipendenza da Internet non viene percepito come un disagio da colui che ne soffre e pertanto egli non ritiene di aver bisogno dell'aiuto di uno specialista per risolvere quello che gli altri avvertono come un problema. Internet è un canale di gratificazione comunicativa: rispetto al contenuto, rispetto all'esperienza provata nel comunicare e rispetto alla percezione di appartenere a un ambiente condiviso, alla cui costruzione contribuiscono più persone. Dobbiamo ricordare, però, che la vita offline non è uguale a quella online: solo nella prima si utilizzano tutti i sensi, si attivano meccanismi psicofisici diversi.

Scrive Grassocci:

"Anche la capacità di provare sentimenti ne risente perché emozione e sentimento non sono la stessa cosa. La prima è frutto di un momento, mentre il secondo richiede tempo, intuito, capacità di coltivare la relazione e di farla crescere. La dimensione digitale non è più trascurabile né etichettabile come solo virtuale: questo concetto, infatti, rimanda una realtà che non esiste. Invece, si tratta di una dimensione reale che ha le sue precise caratteristiche, ha una sua identità e sue modalità di interazione. Dunque, va a modificare le capacità di espressione personale, di relazione, di ascolto di sé e dell’altro. Il problema oggi è prendere consapevolezza che la tecnologia ha le sue dimensioni pervasive che ci hanno portato di fatto ad avere una sfera digitale nella quale l’essere umano è immerso per un numero di ore significativo ed è quasi paragonabile a quella in cui è immerso nella realtà analogica sensoriale."

Tutto ad un tratto, nella vita offline del singolo, le cose iniziano a prendere senso solo se condivise con gli amici, sui social, in modo semplice e veloce.

Viviamo così due spazi, due mondi, e una sola vita.

 

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