Arteterapia: quando l’Arte si prende cura del cervello

Di Nunzia Procida

 

L’espressione artistica e la fruizione dell’opera d’arte costituiscono uno strumento efficace per il benessere fisico, cognitivo ed emotivo delle persone.

Margaret Naumburg fu la prima a parlare di Arte-terapia in ospedale come forma specifica di psicoterapia per curare bambini e malati di mente. L’Arte-terapia ha però assunto una sua dignità formale con Edith Kramer, pedagogista e psicoterapeuta, che con le sue ricerche spostò l’attenzione dal prodotto artistico come materiale da interpretare da parte del terapeuta, al processo creativo vero e proprio, ritenuto di per sé uno strumento di cura. Verso la fine degli anni ’30 del Novecento, Kramer, lavorando con i figli dei profughi tedeschi, osservò gli effetti positivi dell’attività artistica sui bambini segnati dalle violenze del nazionalsocialismo.

Con l’espressione Arte-Terapia si fa riferimento all'utilizzo intenzionale di attività artistiche e creative per favorire negli individui la crescita dell’immagine di sé e dell’autostima e per consentire lo sviluppo di interazioni sociali sane (Warren, 1995). Grazie alla creazione artistica, infatti, il paziente si immerge in un’attività piacevole, che favorisce la progressiva risoluzione dei conflitti interiori.

Non è necessario soffrire di una patologia e non c’è limite di età per godere di questi benefici. Lungi dal distrarre, l’Arte-terapia stimola la concentrazione offrendo al soggetto un momento di lavoro conoscitivo di sé.

In un contributo della psicologa israeliana Son PremingerTransformative Art: Art as means for long-term neurocognitive change (2012), si legge:

"ogni lavoro artistico conduce sia chi partecipa sia chi osserva a un’esperienza unica; esperienza che può essere sensoriale, emozionale, cognitiva, interattiva o spirituale […]. Le neuroscienze hanno dimostrato che questa esperienza, soprattutto se ripetuta, può causare un cambiamento a lungo termine nei circuiti cerebrali coinvolti" [1]

 

L’Arte-terapia permette di aiutare i pazienti che soffrono di patologie molto diverse che registrano disturbi cognitivi e/o motori; nel 30% dei casi, i pazienti sono bambini o adolescenti. L’acquisizione di una padronanza di più mezzi espressivi può costituire una potenzialità comunicativa che, attraverso il linguaggio non verbale, favorisce la possibilità di regolare adeguatamente le emozioni, facilitandone la rielaborazione mentale e la riproduzione: l’espressione creativo–artistica offre all'individuo di comunicare in maniera originale il rapporto con la realtà che si manifesta attraverso le emozioni vissute nel quotidiano.

Importante a questo proposito, il contributo concettuale di Winnicott, secondo il quale il terapeuta deve dare spazio alla capacità del paziente di “giocare”, e l’esperienza della creazione artistica può essere considerata un valido strumento di gioco.

L’Arte stimola le sensazioni e le emozioni e incoraggia l’apertura verso il prossimo, ristabilendo in noi l’autostima, grazie alla soddisfazione che deriva dal poter condividere l’aver fatto, anche insieme ad altri, qualcosa di bello.

La bellezza, dunque, ci salverà. Ancora una volta.

 

[1] Traduzione mia.

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