L’overdose non c’entra, Pamela Mastropietro uccisa da due coltellate al fegato

La quarta udienza del processo, che vede imputato Innocent Oseghale, durata 11 ore, si è celebrata a porte chiuse con la sola presenza delle parti civili, dei giornalisti e dei familiari.

In aula sono state mostrate le terrificanti immagini del corpo mutilato di Pamela Mastropietro e ben due medici legali hanno definito l’opera di depezzamento “raffinata”.

Uno dei due medici ha aggiunto:

"Io, dopo 40 anni di esperienza, riuscirei a farlo in modo analogo."

Grazie al lavoro dei tossicologi forensi Rino Froldi e Carmelo Furnari, è stato accertato che la ragazza non è morta per overdose. Inoltre, le modalità di depezzamento, disarticolazione e scuoiamento del corpo, lo rendono un caso quasi unico nella storia della Criminologia italiana e non.

Le analisi istologiche fatte dal professor Mariano Cingolani, medico legale e consulente della Procura nelle indagini sul delitto, hanno fatto luce su un aspetto fondamentale della vicenda: Pamela è stata uccisa da due coltellate al fegato, non da un'overdose.

La dottoressa Luisa Regimenti, medico legale, ha confermato che Pamela è stata uccisa dai due fendenti inflitti al fianco destro e che tutto ciò che è stato fatto sul corpo della ragazza era finalizzato all'occultamento delle prove, quindi Oseghale non avrebbe fatto nulla di casuale.

Molto soddisfatti, da quanto emerso nel corso dell'udienza, i membri del Pool di Consulenti Tecnici (la Criminologa Roberta Bruzzone, la Genetista Marina Baldi, il Tossicologo forense Carmelo Furnari, la Criminologa Linda Corsaletti e il Medico legale Luisa Regimenti) a supporto dell'Avvocato Marco Valerio Verni, zio di Pamela Mastropietro e legale rappresentante della famiglia.

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