Jamal Khashoggi, il giornalista torturato e fatto a pezzi mentre era ancora vivo

Il giornalista Jamal Khashoggi, 60enne saudita, auto-esiliato negli Stati Uniti l'anno scorso per il timore di essere arrestato dopo aver criticato alcune decisioni del principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, è sparito il 2 ottobre scorso dopo essere entrato nel consolato dell’Arabia Saudita a Istanbul, in Turchia. Gli servivano dei documenti per poter sposare la sua fidanzata turca, Hatice Cengiz.

Ecco tutte le tappe del caso diventato di rilevanza mondiale:

2 ottobre: l’ingresso nel consolato

Alle ore 13.14 (ora locale) Jamal Khashoggi entra nel consolato saudita a Istanbul, secondo un fotogramma di una telecamera di sorveglianza pubblicato dal quotidiano americano Washington Post, con cui il reporter collabora. Ha un appuntamento per ottenere "un documento saudita che certifichi lo stato civile", secondo quanto raccontato dalla sua fidanzata.

3 ottobre: la scomparsa del giornalista

Sale la preoccupazione al Washington Post, non più in grado di raggiungerlo. La sua fidanzata si accampa di fronte al consolato in cerca di notizie. "Secondo le informazioni che abbiamo" Khashoggi "è nel consolato", dice la presidenza turca.

4-5 ottobre: Riad smentisce

Riad dichiara che Khashoggi è scomparso dopo aver lasciato il consolato. L'ambasciatore saudita viene convocato dal ministero degli Esteri turco. "Da quello che ho capito, è entrato ed è uscito dopo pochi minuti o un'ora", ha detto a Bloomberg il principe ereditario saudita, esortando le autorità turche a "perquisire" il consolato.

6-7 ottobre: Khashoggi forse ucciso nel consolato

Funzionari turchi fanno trapelare che Khashoggi è stato ucciso nel consolato da un commando di sauditi arrivati a Istanbul in aereo e partiti lo stesso giorno. Riad nega fermamente. "Il corpo di Khashoggi è stato probabilmente tagliato e messo in casse prima di essere trasportato fuori dal Paese", scrive il 7 ottobre il Washington Post, citando un funzionario americano.

9 ottobre: il consolato sarà perquisito

L'Arabia Saudita dà il via libera per una perquisizione del consolato da parte dei turchi, secondo Ankara. Il canale televisivo di proprietà pubblica TRT World riporta che le autorità sospettano che i sauditi se ne siano andati con materiale di videosorveglianza del consolato.

10 ottobre: si parla di rapimento

Il filmato a circuito chiuso, trasmesso dai media turchi, mostra l'arrivo a Istanbul dei sauditi sospettati di essere autori dell'operazione contro il giornalista, così come un van che entra nel consolato il 2 ottobre prima di recarsi alla residenza del console. Il giorno prima alcuni media avevano sollevato la possibilità che il giornalista fosse stato rapito e portato in Arabia Saudita. Il Washington Post scrive che i servizi segreti statunitensi sapevano di un progetto saudita che coinvolgeva il principe ereditario, per attirare il giornalista in una trappola e catturarlo. "Non siamo stati informati in anticipo della possibile scomparsa di Khashoggi", afferma il dipartimento di Stato. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, chiede per la prima volta una spiegazione all'Arabia Saudita.

11 ottobre: registrazioni audio e video

Il presidente turco chiede di nuovo riprese del video di sorveglianza che dimostrino che il giornalista abbia lasciato il consolato, mentre i sauditi sottolineano che le telecamere non funzionavano quel giorno. Secondo il Washington Post, Ankara ha informato gli Stati Uniti di avere registrazioni audio e video che mostrano come Jamal Khashoggi sia stato "interrogato, torturato e ucciso" dentro il consolato prima che il suo corpo venisse smembrato. Intanto, il New York Times afferma che Khashoggi sarebbe stato fatto a pezzi con una sega.

12 ottobre: gli investitori boicottano Riad

Una delegazione saudita arriva ad Ankara per i colloqui. Grandi nomi nel mondo degli affari si allontanano da Riad, con il rischio di compromettere i piani ambiziosi del principe ereditario. Il miliardario britannico Richard Branson congela diversi progetti nel Regno. Diversi partner prestigiosi rinunciano all'appuntamento "Future Investment Initiative", una "Davos del deserto" in programma a fine ottobre a Riad.

13 ottobre: Washington minaccia sanzioni

Riad nega ogni coinvolgimento nell'uccisione del giornalista. Ankara critica l'Arabia Saudita per non aver permesso agli investigatori di accedere al consolato. Donald Trump ritiene che Riad potrebbe essere dietro la scomparsa e minaccia "severe pene", mentre esclude il blocco delle vendite di armi.

14-15 ottobre: la risposta di Riad

Riad promette ritorsioni in caso di sanzioni. La Ryad Stock Exchange crolla prima di riprendersi alla fine della sessione. Intanto La polizia turca perquisisce il consolato saudita a Istanbul, per otto ore, la notte tra il 15 e il 16. Dopo un colloquio telefonico con re Salman, Donald Trump dichiara che la scomparsa del giornalista "potrebbe essere il risultato di delinquenti fuori controllo". La Cnn riferisce che l'Arabia Saudita sta preparando un rapporto in cui riconoscerà che Khashoggi è morto al consolato durante un interrogatorio finito male e che avrebbe cercato di minimizzare il suo coinvolgimento. Secondo il New York Times, bin Salman aveva approvato l'interrogatorio. Mentre secondo media turchi il giornalista sarebbe stato sciolto nell'acido.

16 ottobre: Pompeo a Riad. Al Jazeera: "Trovate prove omicidio"

Il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, va a Riad per incontrare re Salman e il principe Mohammed bin Salman e affrontare con loro il caso Khashoggi. Intanto, secondo l'emittente Al Jazeera, gli inquirenti turchi avrebbero “trovato prove dell'omicidio” all’interno del Consolato saudita di Istanbul. Sarebbero stati oltre 20 gli inquirenti turchi che hanno partecipato all'ispezione. Un'indiscrezione ribadita successivamente da Associated Press, alla quale un funzionario turco avrebbe confermato che la polizia ha trovato nel consolato le prove che Jamal Khashoggi è stato ucciso lì.

 

Fonte: https://tg24.sky.it

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