Il giallo di Silvana Rodriguez: omicidio intrafamiliare?

Di Cristina Casella


12 dicembre 2015. Siamo a Belvedere Marittimo, comune della provincia cosentina. Poco più di 9mila abitanti, difficile non conoscersi tutti. O quasi. Una piccola e tranquilla realtà del Sud Italia, apparentemente così preservata dagli accadimenti drammatici che la cronaca sempre più spesso ci narra. Eppure, il lato oscuro della mente umana, non conosce né geografia e né limite. Colpisce, imprevedibile e silente. È il dolore di chi rimane a far rumore, mescolandosi all’eco degli interrogativi che non trovano risposta.

Un copione già noto, quello che sto per raccontarvi, riflesso di innumerevoli vicende dal medesimo finale. Silvana Rodriguez è una donna di 33 anni, nonché madre di due bimbi. La sua storia inizia dall’altra parte dell’oceano, in Brasile, dove è nata. È lì che trascorre buona parte della gioventù, prima di partire alla volta dell’Italia in cerca di un futuro migliore. Nel 2002 anche per lei arriva il momento tanto atteso da ogni donna, il matrimonio. Silvana sposa un uomo più grande di lei, già padre di due figli avuti da una precedente relazione. Ciò non ostacola il loro rapporto amoroso: nessun’ombra, nessun litigio. La vita coniugale sembra scorrere serenamente. Ad unire ancor di più la coppia è la musica: lei suona l’organo in chiesa, il marito la accompagna al violino. Silvana è una donna solare, una madre dolcissima e premurosa. Una quotidianità, la sua, divisa tra famiglia e chiesa evangelica. Grazie ai social network è riuscita ad arginare persino la lontananza dai suoi affetti più cari, rimasti oltreoceano. Alcune sorelle di Silvana, invece, vivono non lontano da Belvedere Marittimo. I contatti tra loro, perciò, sono molto frequenti.

La limpidezza dell’esistenza di Silvana Rodriguez si tinge di scuro un sabato di metà dicembre, quando esce di casa a bordo della sua auto senza fare più ritorno. Poco prima, in compagnia del marito, la donna è andata a fare spese in un supermercato. Ha dimenticato di comprare alcune cose, ma se ne accorge soltanto dopo essere rincasata. Così, Silvana esce nuovamente, varcando per l’ultima volta l’uscio di casa. Sono le 19:30 circa. Il marito ha un appuntamento presso la Congregazione Cristiana Evangelica. Sta aspettando che la moglie torni poiché l’automobile gli serve per spostarsi. Silvana, però, tarda. L’uomo prova a contattarla più volte telefonicamente, senza successo. Un fatto, questo, non allarmante, dato che il non rispondere rientrava nelle consuetudini della donna. Il marito di Silvana riesce comunque a recarsi all’appuntamento grazie ad un passaggio. Sarà proprio lui a dare l’allarme quando, fatto ritorno a casa, si accorge che della moglie non vi è alcuna traccia. In un primo momento si era pensato che Silvana si fosse recata dalle sorelle, poco distanti dal paese. Così non è, purtroppo. A questo punto, l’unica soluzione è denunciarne la scomparsa. Sono circa le quattro del mattino quando il marito, dopo essersi recato in Caserma, viene avvisato in merito al ritrovamento di una carcassa d’auto carbonizzata. Attorno alla mezzanotte, infatti, una telefonata giunta ai centralini dei Vigili del fuoco segnala la presenza di un’auto in fiamme. Il veicolo che arde è proprio quello di Silvana. Si trova parcheggiato in una stradina isolata, non lontana dal cimitero di Belvedere Marittimo. Al suo interno vi è un corpo. I resti, irriconoscibili, sono proprio quelli della donna. Ad accertarne l’identità saranno le analisi del DNA.

Silvana Rodriguez

Che cosa è successo? Un corto circuito? Un incidente?

Niente di tutto questo, purtroppo. I rilievi della Polizia Scientifica hanno constatato la presenza di un liquido infiammabile sul telaio dell’automobile. L’auto di Silvana Rodriguez è stata data alle fiamme, volutamente. Non è tutto. I referti degli esami autoptici effettuati su ciò che resta della donna, confermano una morte avvenuta per strangolamento. Nessuna ferita da taglio o da arma da fuoco. E nessun colpo da oggetto contundente. L’incendio voleva cancellare ogni traccia e oscurare la realtà dell’accaduto. Chi ha potuto compiere un gesto così efferato? E chi poteva volere così male alla povera mamma di Belvedere Marittimo? La comunità del piccolo centro cosentino non riesce a spiegarsi tanta ferocia. Silvana era amata e benvoluta da tutti. Secondo alcune voci di paese, la donna voleva lasciare il marito, sperando di tornare in Brasile assieme ai figli. Dicerìe, niente di provato, ancora. Le ipotesi investigative non escludono una pista passionale, anche se non vi sono precedenti a sostegno di tale tesi. Attualmente si sta indagando nell’ambito familiare. Gli inquirenti temono che qualche fragile equilibrio si sia rotto all’interno della cerchia degli affetti più stretti. Esclusa, a questo punto, la matrice settaria inizialmente - e in maniera abbastanza flebile - ipotizzata all’interno dell’ambiente evangelico.

Lunedì scorso, 25 gennaio, si sono svolti i funerali della donna. Grande e commossa la partecipazione da parte dell’intera comunità.

La verità, spesso, non va cercata così lontano. I casi di Elena Ceste, Roberta Ragusa, - tanto per citarne alcuni - ce lo insegnano bene. Giovani donne che sembrano lasciare improvvisamente il nido, noncuranti del destino dei figli. Vite passate al setaccio, spesso irrispettosamente, col solo fine di rintracciare qualche debolezza nascosta. Eppure, a volte, niente di tutto questo corrisponde alla verità. E questo, forse, vale anche per la povera Silvana.

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