Cafiero de Raho: “Raffaele Cutolo resterebbe al carcere a vita anche se cominciasse a parlare”

"Raffaele Cutolo, capo della Nuova Camorra Organizzata, resterebbe al carcere a vita anche se cominciasse a parlare".

Lo ha detto  a Pietrelcina il procuratore nazionale Antimafia e Antiterrorismo, Federico Cafiero De Raho, nel corso della cerimonia per l'intitolazione di una strada a Pasquale Mandato, Maresciallo scelto del Corpo degli Agenti di custodia della Polizia Penitenziaria, ucciso da un commando di camorristi a Santa Maria Capua Vetere  il 5 marzo del 1983.

Cafiero De Raho ha  fatto riferimento al capo della Nco poiché potrebbe essere il mandante dell'uccisione di Pasquale Mandato e di numerosissime altre persone i cui familiari a distanza di anni, aspettano ancora che sia fatta giustizia.

"La situazione carceraria di Cutolo  - ha sottolineato il Procuratore De Raho - è sintomo di una pericolosità ancora in atto e non consentirebbe di determinare valutazioni diverse. Quanto al fatto che la sua  collaborazione permetterebbe di scoprire tanti delitti ancora impuniti, sarebbe da vedere. Pur tuttavia, i tentativi portati avanti fino ad oggi non hanno dato grandi risultati".

Il tributo di sangue pagato dagli agenti della Polizia Penitenziaria  è stato enorme nei primi anni '80, quando imperversava in tutta la Campania, la Nuova Camorra Organizzata. Tanti gli omicidi  dietro i quali c'era Cutolo e gli uomini del suo clan che presero di mira molti degli agenti in servizio all'ufficio Pacchi, delle varie carceri della Campania. Chi si rifiutava di far passare armi di vario tipo nei pacchi che arrivavano dall'esterno del carcere, veniva ucciso.

Il primo tributo di sangue, però, fu pagato dal vice direttore del carcere di Poggioreale, Giuseppe Salvia, che ebbe la sola colpa di perquisire Raffaele Cutolo al ritorno in carcere dopo  aver partecipato ad un processo a suo carico. Cutolo lo prese a schiaffi davanti a tutti e  qualche mese dopo un commando di camorristi lo uccise mentre tornava a casa sulla tangenziale di Napoli. Era il 14 aprile del 1981.

Dopo Salvia toccò agli agenti Agostino Battaglia (5 giugno 1981), Alfredo Paragnano (13 febbraio 1982), Antimo Graziano (14 settembre 1982) Gennaro De Angelis (15 ottobre 1982), Nicandro Izzo (31.1.1983) Pasquale Mandato (5.3.1983) Ignazio de Florio (Carcere di Carinola - 11.10.1983) Antonio Cristiano (2.12.83), con quest'ultimo viaggiava anche un suo collega Aniello De Cicco, che fortunatamente rimase solo ferito in quell'occasione.

 

Fonte: https://napoli.repubblica.it

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