Scomparsi in casa: la terrificante storia di Paola Manchisi

Di Cristina Casella


Il nuovo anno si è aperto con una tragica notizia, di quelle inaccettabili e a tratti inconcepibili, specie se a fare da sfondo vi è una società civile e post-moderna.

Siamo a Polignano a Mare, uno splendido paese situato nella provincia di Bari dove vive Paola, una ragazza di 31 anni. La giovane divide un appartamento assieme alla sua famiglia (padre, madre e fratello) nel cuore della cittadina. Fino a qui nulla di strano, uno spaccato di quotidianità simile a tanti altri.

Lo scorso 6 gennaio, però, Paola viene ritrovata morta in casa, tra insetti, immondizia ed escrementi di topi. Non è tutto. La ragazza appare visibilmente magra, al di sotto dei 40 chili di peso. A dare l’allarme, dopo averla trovata riversa sul pavimento della cucina, sono gli stessi genitori.

Lo scenario che si presenta agli occhi dei Carabinieri, tra i primi a solcare la soglia di quell'abitazione, è raccapricciante: non una casa, ma un tugurio dalle condizioni igieniche disastrose. Ed è lì, in quella che possiamo definire una prigione, che Paola ha vissuto 15 dei suoi 31 anni. La ragazza, infatti, non usciva da quell'appartamento da oltre un decennio.

In paese l’avevano soprannominata "la bambina", proprio perché nessuno l’aveva mai vista crescere. La sua vita sembrava scorrere come quella di una normale adolescente sino al giorno in cui - appena 17enne - decide di abbandonare la scuola, senza poi conseguire il diploma. Le motivazioni di tale scelta ancora oggi non appaiono del tutto chiare. Inutili i tentativi fatti negli anni dai compagni di scuola: nessuno è riuscito a strapparla ad una forzata o voluta asocialità.

Quando alcune amiche le telefonavano o si recavano sotto casa sua, veniva detto loro che Paola era momentaneamente assente. Circostanza, questa, che si è ripetuta diverse volte nel corso del tempo. Era evidente, dunque, che dietro tale atteggiamento si celasse dell’altro. Forse una ferita, uno stato di disagio che rende l’individualità troppo vulnerabile.

Tutti erano a conoscenza della storia di Paola, a partire dagli stessi vicini di casa che molto spesso la sentivano piangere e urlare. I servizi sociali, allertati in diverse occasioni, si sono scontrati con i genitori della ragazza per poi essere definitivamente respinti. Quella famiglia andava monitorata ed aiutata, anche con rimedi più estremi.

Paola Manchisi soffriva di una qualche disabilità sociale coniugata ad un prolungato stato di anoressia. I primi accertamenti autoptici effettuati sul cadavere hanno evidenziato un gravissimo stato di malnutrizione e debilitazione. Persino un semplice raffreddore avrebbe potuto cagionare la morte della giovane. Gli esami hanno inoltre riscontrato la presenza di una grave forma di flebite - non curata - e lo stazionamento di larve sul corpo a causa della scarsa igiene personale.

Un quadro terrificante! Una vita - quella di Paola - che poteva e doveva essere salvata.

Ci aveva pensato una sua vecchia amica di scuola a segnalare la situazione, contattando il programma televisivo "Chi l’ha visto?". L’ultima speranza alla quale appigliarsi, con molta probabilità. La scorsa estate gli inviati della trasmissione sono andati a chiedere spiegazioni direttamente alla famiglia Manchisi, ma l’accoglienza non è stata delle migliori:

«Paola non ha bisogno di nulla, sta bene. È lei che ha scelto di non uscire, lo fa quando è necessario» è l’unica risposta della madre.

Neppure il prete del paese era riuscito a dare il suo apporto. Bisognava entrare in quella casa con la forza pubblica, ma probabilmente buona parte della comunità non ha compreso quello che in realtà stava accadendo.

Forse non sapremo mai se sia stata Paola a voler chiudere la porta al mondo, isolandosi e rifiutando ogni relazione, ma ciò che pare assurdo è che nessuno abbia deciso di abbattere quel muro eretto da meccanismi senza dubbio malsani. Nessun vicino di casa o parente della giovane ha mai presentato denuncia per maltrattamenti o abbandono di incapace.

Perché?

Al momento la Procura di Bari ha avviato un’indagine iscrivendo i genitori di Paola Manchisi nel registro degli indagati. L’accusa è quella di  essere corresponsabili della sua morte per mancata nutrizione ed adeguate cure.

 

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