Omicidio Mollicone, forse coinvolte due donne polacche

Di Cristina Casella


A 17 anni dalla morte di Serena Mollicone, continuano a susseguirsi i colpi di scena.

Dopo indagini decennali, una nuova pista sembrerebbe far luce su ulteriori coinvolgimenti.

Il sostituto procuratore di Cassino, Maria Beatrice Siravo, è volata nell'est Europa, precisamente in Polonia. Accompagnata da un pool di investigatori e da un esperto di genetica, la Siravo sta effettuando una serie di accertamenti in merito a due donne polacche, che ai tempi dell'omicidio vivevano proprio ad Arce. Il giorno successivo al ritrovamento del corpo di Serena, le due scomparvero dal paesino, facendo per l'appunto ritorno in patria.

Perché? E come mai con tanta fretta?

Un caso? Una coincidenza?

In realtà no. Il sospetto è che le due donne polacche siano in qualche modo coinvolte nella fase di occultamento del cadavere. Nello specifico si sarebbero occupate di avvolgere con il nastro adesivo le mani e i piedi di Serena, oltre che sigillarle il capo con un sacchetto di plastica.

Le nuove tecniche scientifiche, difatti, hanno consentito di rilevare microscopiche tracce di vernice proprio sul materiale incollante, oltre che individuare alcuni residui di cemento. Chi ha trasportato il corpo della povera Serena nel boschetto dell'Anitrella - per poi abbandonarlo in mezzo ai rifiuti - probabilmente ha utilizzato un mezzo sporco di calcestruzzo. Indizio, questo, di estrema importanza,  sicuramente non perseguibile dalla scienza di 15 anni fa.

Gli investigatori, dunque, hanno deciso di prelevare alcuni campioni di DNA delle due donne, rilevando altresì le loro impronte digitali.

Guglielmo Mollicone, padre della vittima, aveva già esternato i sospetti inerenti alle due donne.

Ora che le indagini hanno preso nuove redini e nuova linfa, forse si potrà porre la parola fine ad uno dei più misteriosi cold case degli ultimi decenni.

Ricordiamo che, al momento, gli indagati per omicidio volontario ed occultamento di cadavere sono Franco Mottola, ex maresciallo della caserma di Arce, il figlio e la moglie Anna.

Per concorso morale nell'omicidio ed istigazione al suicidio del brigadiere Tuzi, restano indagati il luogotenente Vincenzo Quatrale e l'appuntato Francesco Suprano, quest'ultimo con la sola accusa di favoreggiamento.

 

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