Articolo 314 Codice Penale: Peculato

Di Paolino Santaniello

 

"Il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio, che, avendo per ragione del suo ufficio o servizio il possesso o comunque la disponibilità di danaro o di altra cosa mobile altrui, se ne appropria , è punito con la reclusione da quattro a dieci anni e sei mesi.
Si applica la pena della reclusione da sei mesi a tre anni quando il colpevole ha agito al solo scopo di fare uso momentaneo della cosa, e questa, dopo l'uso momentaneo, è stata immediatamente restituita."

La presente norma incriminatrice è posta a tutela del buon andamento della Pubblica Amministrazione e del suo patrimonio, per cui è un reato plurioffensivo proprio che può essere integrato dai soggetti specificamente individuati dalla norma quale il pubblico ufficiale e l’incaricato di pubblico servizio.

Segnatamente, la norma in esame punisce rispettivamente due condotte differenti al primo ed al secondo comma, quest’ultimo definito come "peculato d’uso". La condotta tipica consiste nell'appropriazione di beni mobili o denaro, che possono essere sia della pubblica amministrazione che di terzi, nonché nella distrazione dei citati beni. Occorre precisare che, ai fini dell’integrazione del reato, è necessario che l’agente eserciti un comportamento tale da acquisire un’illecita signoria sui beni sopra indicati di cui ha disponibilità per ragioni di ufficio.Sicché i presupposti della condotta sono due: l’altruità del bene ed il possesso o disponibilità dello stesso, sia materiale che giuridico, nonché il potere di disporne in virtù dell’ufficio o servizio rivestito all’interno dell’amministrazione pubblica.

Infine, occorre precisare che l’elemento soggettivo richiesto ai fini dell’integrazione del delitto in esame è il dolo generico, ossia la mera coscienza e volontà di appropriarsi (anche temporaneamente ) di un bene altrui per scopi diversi da quelli a cui sono destinati.

 

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