Articolo 256 Codice Penale: Procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato

Di Paolino Santaniello

 

"Chiunque si procura notizie che, nell'interesse della sicurezza dello Stato o, comunque, nell'interesse politico, interno o internazionale, dello Stato, debbono rimanere segrete è punito con la reclusione da tre a dieci anni.
Agli effetti delle disposizioni di questo titolo, fra le notizie che debbono rimanere segrete nell'interesse politico dello Stato sono comprese quelle contenute in atti del Governo, da esso non pubblicati per ragioni d'ordine politico, interno o internazionale.

Se si tratta di notizie di cui l'autorità competente ha vietato la divulgazione, la pena è della reclusione da due a otto anni.
Si applica la pena dell'ergastolo se il fatto ha compromesso la preparazione o la efficienza bellica dello Stato, ovvero le operazioni militari"

Il delitto in esame è posto a tutela della sicurezza dello Stato, sia sul fronte interno che esterno, ossia il corretto funzionamento degli organi statali interni ed i rapporti con gli stati esteri. Con tale norma il legislatore intende perseguire e punire quei soggetti che si procurano attivamente, ovvero che divulgano notizie in proprio possesso segrete e riservate.

Tali notizie possono essere contenute su svariati supporti, come documenti, atti e altri oggetti, dato che il legislatore intende proteggere le informazioni segrete, che non devono essere oggetto di dominio pubblico in quanto la loro diffusione può essere concretamente pregiudizievole per i beni giuridici tutelati. Occorre precisare che il divieto di divulgare le suddette informazioni può essere imposto da qualsiasi autorità governativa, purché esso sia stato impartito in modo duraturo ed espresso.

Per tale motivo si tratta di un reato a dolo generico di pericolo concreto, la cui soglia di consumazione sta non nella divulgazione, ma nell'impossessamento di tali segreti, condotta da accertare in concreto nella sua idoneità a violare la segretezza delle notizie.

 

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