Articolo 1322 Codice Civile: l’Autonomia Contrattuale

Di Paolino Santaniello

 

Il Codice civile sancisce all'art. 1322 che ciascun cittadino capace di agire è libero di stipulare un contratto per soddisfare i propri interessi.  Dal dettato della norma si comprende che il contratto è il mezzo favorito dal legislatore con cui le parti possono autoregolamentare i propri interessi liberamente, mediante un vincolo volontario.

L’esercizio di tale libertà si esplica nella scelta di contrarre o meno, sulla scelta del contraente e del tipo di contratto da stipulare, nonché sulla determinazione del contenuto dello stesso. Oltretutto il secondo comma dell’art. 1322 c.c. consente alle parti di creare modelli contrattuali "atipici", ovvero nuovi rispetto ai contratti previsti dalla legge, purché gli interessi che le parti perseguono risultino meritevoli di tutela secondo l’ordinamento giuridico.

Da quanto appena scritto si evince che i privati godono di una grande libertà, la quale però incontra dei limiti che sono imposti dalla legge. Per cui ci si chiede quale sia l’effettivo rapporto tra l'autonomia dei cittadini e l'intervento dello Stato nella sfera dei privati.

Occorre precisare che l’autonomia contrattuale rientra nella più ampia definizione (di genesi ottocentesca ) di autonomia negoziale, la quale non gode di una norma nel codice civile italiano,  ma è il frutto di uno studio dottrinale dello stesso.

Il negozio giuridico è una manifestazione di volontà con cui le parti costituiscono, modificano o estinguono una situazione giuridica meritevole di tutela e, a differenza del contratto, non deve essere necessariamente a carattere patrimoniale. Classici esempi di negozio giuridico sono il vincolo matrimoniale tra marito e moglie, il testamento ed il contratto.

Quindi con l’assunto "Autonomia negoziale" si identifica il potere dei privati di creare vincoli giuridici in base alla propria volontà, per cui gli effetti vincolanti scaturenti dagli atti perfezionati derivano dalla volontà (dichiarata) del singolo.

Tuttavia, nel 1942 il legislatore italiano aveva adottato una politica di tipo dirigistico e  di controllo in grado di influenzare anche l’interpretazione delle norme del Codice civile. Infatti, secondo la ratio dell’epoca, i privati nello stipulare dei contratti atipici dovevano perseguire interessi che, all'esito del vaglio di meritevolezza ex art. 1322 comma 2 c.c., risultassero socialmente utili e rilevanti per l’economia nazionale. Tale tipo di giudizio era riservato solo ai quei contratti frutto dell’autonomia privata e non per quelli tipici, dato che questi ultimi modelli erano stati creati dal legislatore e considerati meritevoli a monte.

Con l’avvento della Costituzione del 1948 e le successive interpretazioni del Codice civile in conformità ad essa, si è individuato nell'art. 41 Cost. il fondamento costituzionale dell’autonomia ex art. 1322 c.c., come  espressione della libertà di iniziativa economica privata, la quale però non deve svolgersi in contrasto con i limiti imposti dall'ordinamento e con i suoi valori fondamentali.

La giurisprudenza più recente ha tuttavia precisato che l’articolo 41 della Costituzione non è il solo fondamento costituzionale dell’ autonomia privata, infatti anche nell'articolo 2 della Costituzione è sancito che la Repubblica riconosce i diritti fondamentali ed inviolabili del cittadino, sia come singolo che nelle formazioni sociali in cui si svolge la sua personalità. Sicché l’autonomia privata, essendo fondamento dell’iniziativa economica, è un diritto fondamentale di ogni cittadino ed una libertà i cui limiti posti dalla legge devono interpretarsi in senso restrittivo.

 In ragione di quanto esposto, oggi l’autonomia privata gode di una maggiore libertà, tanto vero che spesso nella prassi si assiste alla nascita di nuovi modelli contrattuali non previsti dalla legge, il cui utilizzo diventa sempre più diffuso.

Riconoscendo all'autonomia negoziale il valore di diritto fondamentale, oggi non si guarda più all'utilità sociale di un contratto, ma all'utilità pratica che esso assolve per il perseguimento degli interessi delle parti, i quali devono essere leciti, ossia non contrari a norme imperative, all'ordine pubblico o il buon costume.

 

© Riproduzione riservata
Condividi Share on Facebook
Facebook
0Tweet about this on Twitter
Twitter
Share on LinkedIn
Linkedin
Email this to someone
email

Nessun commento ancora

Lascia un commento

Inline
Inline