La storia tormentata di Rosa Della Corte, la “Mantide di Casandrino”

Di Gianfrancesco Coppo



Il 4 Aprile del 2003, a Casandrino, all'interno di un’auto viene trovato il cadavere di Salvatore Pollasto, militare 24enne di stanza negli Alpini a Trento.

Tra le persone che si accalcano in prossimità dell'automobile, c'è anche una giovane ragazza dai lunghi capelli neri e dall'atteggiamento procace. È Rosa Della Corte, la fidanzata di Salvatore, studentessa 18enne assai conosciuta nella cittadina in provincia di Napoli.

Gli inquirenti, pensando fin da subito ad un omicidio passionale, concentrano l'attività investigativa su di lei. Rosa non fa mistero dei particolari che caratterizzano la relazione nata due anni prima con il giovane militare, non si vergogna di esternare la sua voglia di trasgredire e di avere rapporti con altri uomini. Secondo lei non c'è nulla di male, vuole essere libera e per questo frequenta occasionalmente anche altri partner.

E proprio alcuni di questi "amanti di passaggio" raccontano agli investigatori che Rosa spesso durante i rapporti sessuali è violenta: tutto è lecito pur di provare piacere, anche graffi e morsi. Addirittura uno di loro riferisce che in un'occasione è stato costretto a colpirla con un pugno per fermare l'ardore incontenibile della ragazza durante l'amplesso.

Le indagini vanno avanti: viene appurato che Salvatore è stato colpito con due coltellate, mentre aveva i polsi bloccati con delle manette. I fendenti mortali sarebbero stati inferti durante o in seguito ad un rapporto sessuale.

Ci sono anche tre persone che dichiarano di aver visto la ragazza in strada quella notte, tra questi un vigilante che afferma di averla incontrata e caricata in macchina verso le 2:30 del mattino. Particolare determinante, che contrasta con l'orario - l'1:30 - a cui la giovane dice di essere rientrata a casa.

Inoltre il medico legale stabilisce che Salvatore è stato ammazzato dopo le 2:00, per questo gli inquirenti sostengono che Rosa abbia mentito sull'orario di rientro per allontanare da sé il sospetto di essere l'omicida del fidanzato.

L'arma del delitto però non si trova e i vestiti, che Rosa indossava quella tragica sera, sono stati lavati con la candeggina. Prove che incastrino senza dubbio alcuno la bella napoletana non ci sono, ma secondo i giudici gli indizi raccolti sono sufficienti a condannare Rosa Della Corte per l'assassinio di Salvatore Pollasto.

La "Mantide di Casandrino" avrebbe ucciso l'uomo in preda ad un violento scatto d'ira, durante l'ennesimo litigio nato a causa dell'inguaribile gelosia che Salvatore nutriva nei confronti della donna amata. Poi, dopo aver atteso che l'uomo si spegnesse lentamente, avrebbe cancellato dall'auto ogni traccia e chiuso la vittima all'interno del mezzo, portando via con sé le chiavi, il cellulare e il portafogli al fine di simulare una rapina finita male.

Al termine dell'iter processuale, Rosa viene condannata a 18 anni di carcere, ridotti a 15 grazie all'indulto.

La giovane mal sopporta la galera, in più occasioni si mostra irrequieta e ribelle. Ma è proprio lì che incontra un nuovo amore, Lorenzo Trazza, e con lui fugge, nell'agosto del 2014, al termine di una licenza premio di sei giorni.

Nel 2015 si torna a parlare di lei perché in prigione conosce e s'innamora di un altro detenuto, Donato Greco, condannato a 22 anni per l'omicidio dell’uomo che aveva dato rifugio alla sua compagna, che lo aveva lasciato dopo una lite furiosa. I due annunciano l'imminente matrimonio, ma di quelle nozze non si saprà più nulla.

Nel 2017 Rosa è tornata libera, ha lasciato Casandrino e ad oggi continua a sostenere fermamente di non aver ucciso Salvatore, «il suo unico vero amore».

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