Diritto all’oblio: quando e come chiedere la rimozione di un contenuto dalla rete

Di Francesco Stancapiano


Digitare il proprio nome sui motori di ricerca può riservare non poche sorprese.

Negli ultimi giorni, alla ribalta son venute tristi notizie di cronaca ed è diventato ancora più importante cercare di avere il controllo totale sulle proprie informazioni personali presenti nel Web.

Dopo la sentenza in favore del Diritto all'oblio, o più correttamente alla deindicizzazione, Google ha messo a disposizione un modulo con il quale gli utenti possono chiedere la rimozione di link che li riguardano e che ritengono "inadeguati, irrilevanti o non più rilevanti, o eccessivi in relazione agli scopi per cui sono stati pubblicati".

La procedura è semplice: si inseriscono i propri dati, la URL (Uniform Resource Locator) che si desidera venga eliminata e una copia del proprio documento d’identità. Se il processo va a buon fine, Google integra nei suoi algoritmi la richiesta e, alla successiva ricerca fatta sul nome dell’utente, quel link non apparirà più.

Tale processo però riguarda solo ed esclusivamente l'indicizzazione del file, nome, o altro tipo di dato riconducibile alla richiesta effettuata. In pratica, viene rimosso il link dalla ricerca ma non il file o l'elemento multimediale ad esso correlato. In effetti, si tratta di un sistema fittizio di cancellazione dell'informazione. Come se in una biblioteca eliminassimo il catalogo bibliografico, ma non il libro.

Ciò che il Web ingloba rimane per sempre nei meandri della rete. Essa, come ogni strumento creato da e per l'uomo, si deve sempre usare con moderazione e con cognizione di causa, presente e futura.

A ben vedere, l’importante serie di principi enunciati in materia di Diritto all'oblio dalla Corte di Cassazione (Sentenza del 24 giugno 2016, n. 13161)  ha una portata assai generale che non osta alla loro eventuale applicabilità anche al gestore di un motore di ricerca (come ad esempio Google Italia, al pari di Google Spain nel caso affrontato dalla Corte di Giustizia Europea), ora qualificato come autonomo titolare del trattamento dei dati raccolti dai link/risultati di ricerca.

In definitiva vale la pena ricordare che, appellandosi al diritto all'oblio, si elimina l'indicizzazione della notizia, ma non la notizia stessa o l'elemento multimediale ad essa collegato. Per questo motivo, è necessaria una maggiore tutela dell'identità personale e del sacrosanto ed inviolabile diritto alla riservatezza.

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