Il mostro di Foligno: storia di Luigi Chiatti

Di Francesca Iervolino

 

"Non sono stato io, io sono un bravo boy scout."

Il 4 ottobre 1992 finisce la storia di Luigi Chiatti, geometra solitario e introverso, e inizia quella del mostro di Foligno. E’ una delle tante storie nere d’Italia, una delle più brutte e tremende, rimasta fortemente impressa nella mente di molti. Perché quando le vittime sono dei bambini innocenti, è quasi impossibile riuscire a dimenticare e ancora di più accettare che possano esistere persone capaci di dar vita al male assoluto.

Gli omicidi

Il pomeriggio del 4 ottobre 1992, nelle campagne di Foligno, scompare il piccolo Simone Allegretti di 4 anni. Due giorni dopo la sua scomparsa, in una cabina telefonica di Foligno, viene ritrovato un biglietto dal contenuto inquietante:

"Aiuto, aiutatemi per favore! Il 4 ottobre ho commesso un omicidio. Sono pentito ora, anche se non mi fermerò qui. Il corpo di Simone si trova vicino alla strada che collega Casale e Scopoli (fraz. di Foligno). E’ nudo e non ha l’orologio con cinturino nero e quadrante bianco. Ps: non cercate le impronte sul foglio, non sono stupido fino a questo punto. Ho usato dei guanti. Saluti al prossimo omicidio, il mostro."

Il terribile messaggio purtroppo si rivela veritiero: in una discarica abusiva non lontana da Foligno, vengono ritrovati dei vestiti da bambino e non lontani da essi viene rinvenuto il corpicino nudo di Simone. Sconcerto, incredulità, rabbia. Un intero paese è sotto choc e si domanda chi abbia potuto commettere una simile atrocità ma soprattutto perché. Le indagini partono immediatamente e sono guidate dal super poliziotto Achille Serra. Viene istituito anche un numero verde al quale tutti possono rivolgersi per qualsiasi segnalazione o informazione. Sono in tanti a chiamare, mitomani o semplici curiosi: tra questi però c’è Stefano Spilotros, un ragazzo di 22 anni, che confessa in più di una telefonata di essere il mostro. Il 17 ottobre Stefano Spilotros viene arrestato in un'agenzia immobiliare di Melso e, interrogato dagli inquirenti, confessa subito di essere l’assassino del piccolo Simone. Nel frattempo il 22 ottobre, in una cabina telefonica nei pressi del piccolo aeroporto di Foligno, viene trovato un nuovo messaggio del mostro:

"Aiuto, non riesco a fermarmi. Io sono ancora libero, avete in mano un ragazzo che non ha nulla a che fare con l’omicidio. Non avete la mia voce registrata perché non ho effettuato nessuna telefonata. Vi consiglio di sbrigarvi, evitando altre figuracce. Usate il cervello se ne avete uno ancora buono. Ho deciso di colpire di nuovo la prossima settimana. Il mostro."

Questo secondo biglietto getta di nuovo Foligno nel panico e nella paura: l’incubo che sembrava finito con la cattura di Spilotros ricomincia più forte di prima. Intanto, messo davanti all’evidenza, Stefano Spilotros crolla e ammette di essersi inventato tutto per attirare l’attenzione su di sé. A Foligno intanto torna la psicosi del mostro.

Sei mesi dopo, nell'aprile del 1993, accade un episodio molto inquietante: scompare dal cimitero di Foligno la foto del piccolo Simone. Il mostro è stato sulla tomba della sua piccola vittima? Nel frattempo le indagini, ripartite da zero dopo la parentesi Spilotros, arrivano ad un punto morto.

Il 7 agosto del 1993 Lorenzo Palucci, 13 anni, scompare da Casale. Era uscito da casa dei nonni la mattina, alle 10:00, per fare un giro in bicicletta. Alle 12:00 tuttavia non è ancora tornato e i familiari cominciano ad allarmarsi. Scatta l’allarme e iniziano immediatamente le ricerche: polizia e gente del paese cominciano a cercare Lorenzo e Foligno sembra ripiombare nell’incubo di 10 mesi prima, con la sparizione del piccolo Simone. Poco dopo la scomparsa, il tragico epilogo: Lorenzo viene ritrovato dal nonno in una scarpata, massacrato e irriconoscibile. Sulla scena del ritrovamento gli inquirenti notano una sorta di scia che corre dalla scarpata lungo un prato e arriva ad una casa, interrompendosi sotto le finestre di questa. Lungo tutta la scia vengono inoltre rinvenute numerose tracce di sangue e anche un piccolo orologio, come quello che indossava il piccolo Lorenzo al momento della sparizione. La casa appartiene alla famiglia Chiatti che la usa per le vacanze estive; i coniugi Chiatti sono arrivati da poco in paese, mentre il figlio, il geometra Luigi Chiatti, 25 anni, vi ha trascorso tutta la settimana. In seguito a una prima ispezione gli inquirenti notano che il pavimento di casa Chiatti è stato lavato in fretta e male, come per cancellare qualcosa. Forse del sangue. Luigi Chiatti viene immediatamente fermato e, interrogato dagli inquirenti, nega qualsiasi coinvolgimento, sostenendo di essere stato incastrato. Nel frattempo, in seguito ad una segnalazione, in un cassonetto di Sassovivo vengono ritrovati due sacchi contenenti alcuni abiti insanguinati e, tra le altre cose, la fotografia rubata dalla tomba del piccolo Simone qualche mese prima. La persona che ha fatto la segnalazione racconta di conoscere chi ha gettato lì quei sacchi: si tratta di Luigi Chiatti. Messo alle strette dagli inquirenti, il sospetto crolla e confessa, con disarmante lucidità e freddezza, gli omicidi di Simone e Lorenzo. Il mostro finalmente ha un volto e un nome.

Il processo

Il 1° dicembre del 1994 si apre il processo contro Luigi Chiatti, il mostro di Foligno. Il dibattimento si focalizza sul tema dell’infermità mentale invocata dagli avvocati della difesa. La perizia psichiatrica afferma che Luigi Chiatti è affetto da pedofilia con sadismo sessuale, un disturbo della personalità che non limita la capacità di intendere e di volere; egli insomma ha ucciso lucidamente seguendo una logica CONSAPEVOLE e quindi è pienamente capace di intendere e di volere. Il 28 dicembre del 1994 arriva la sentenza di primo grado: Luigi Chiatti viene condannato a due ergastoli. L’11 aprile 1996, nel processo di secondo grado, vi è un ribaltamento sia della perizia psichiatrica che della sentenza di condanna: nello stupore di tutti, Luigi Chiatti viene dichiarato seminfermo di mente e condannato a 30 anni di reclusione. La Cassazione poi rende definitiva la condanna, confermando i 30 anni.

Luigi Chiatti è tuttora rinchiuso nel carcere di Prato, ma il count-down per il suo "fine pena" è iniziato già da un po’ di tempo. La sua scarcerazione infatti, che sarebbe dovuta avvenire nel 2023, è prevista invece per Giugno 2015. L’orco, responsabile della morte di Simone e Lorenzo, vedrà aprirsi le porte del carcere dopo aver scontato solo 21 dei 30 anni a lui comminati. Ha potuto infatti beneficiare dell’indulto e degli altri benefici della legge Gozzini: nel 2006 i giudici della Corte d’Assise d’Appello di Perugia hanno infatti accolto la richiesta d’indulto avanzata da Chiatti, che usufruirà pertanto di uno sconto di pena di 3 anni. Unanime la reazione indignata a questa decisione: sgomento, incredulità, rabbia. E’ giusto che Luigi Chiatti, colpevole del crimine più atroce di cui si possa macchiare un essere umano, l’uccisione di due bambini, torni ad essere un uomo libero? Ma, al di là delle polemiche sull’indulto concesso a Chiatti, ciò che preme sottolineare è un altro aspetto: Luigi Chiatti è ancora un soggetto socialmente pericoloso? Può ancora far del male? Ha smesso di essere un mostro?

La parola al criminologo Fabio Delicato:

"Innanzitutto dobbiamo sfatare il mito che gli assassini seriali siano "pazzi" e cioè non capaci di intendere e/o di volere. Intendiamoci, ci sono i casi in cui il SK è anche infermo o semi-infermo ma, in accordo con più illustri colleghi quali il Prof. Fornari o il Prof. Andreoli, si può affermare che spesso il loro comportamento violento , pur rappresentando un modo di agire crudele e sadico, possa essere in fondo una forma di risposta possibile ai problemi dell'esistenza umana , e quindi in tali casi NON-PATOLOGICA nel senso più grave del termine; per tale motivo molti di questi soggetti vengono dichiarati Imputabili e non Infermi di mente. Nel caso di specie il Chiatti è stato dichiarato semi-Infermo, ovvero avente una infermità che non fa scemare del tutto le capacità di Intendere e/o di volere per cui è stato condannato a scontare la sua pena come qualsiasi altro criminale semi-infermo. Fatta questa premessa, spostiamo l’attenzione sulla domanda principale, ovvero se sia giusto o meno scarcerarlo. Purtroppo la risposta logica è una sola: per la legge, una volta scontata la pena, si è liberi senza ulteriori disquisizioni sulla pericolosità sociale, che attiene solo alla totale infermità. Altro aspetto importante della questione è se Luigi Chiatti una volta libero possa uccidere ancora o no. L’ argomento è molto complesso :da un lato per rispondere con un minimo di cognizione di causa si dovrebbe non solo conoscere personalmente (in senso clinico e criminologico del termine) il soggetto, ma si dovrebbe anche andare a fondo e conoscere il percorso rieducativo che lo stesso ha svolto durante questi anni in penitenziario. Ed anche conoscendo a fondo tutti questi elementi, rimarrebbe una soltanto una previsione. Quindi da un lato , non  si può detenere qualcuno per un crimine che non ha ancora commesso ma dall'altro però sappiamo quali possibili rischi si corrono lasciando libera una personalità del genere, di stampo sicuramente Seriale, (anche se non possiamo definire Chiatti un SK ma solo un would-Be SK perchè ha commesso solo 2 omicidi) soprattutto se nella liberazione non gli si fornisce un adeguato supporto e controllo da parte dei servizi sociali, del UEPE o dei reparti di Igiene mentale."

Quella del mostro di Foligno, alias Luigi Chiatti, è una storia con un finale ancora da scrivere. Quella delle sue piccole vittime, invece, la conosciamo bene tutti: strappati alla vita da una morte atroce per mano di un uomo che fra qualche mese sarà di nuovo libero.

© Riproduzione riservata
Condividi Share on Facebook
Facebook
0Tweet about this on Twitter
Twitter
Share on LinkedIn
Linkedin
Email this to someone
email

Nessun commento ancora

Lascia un commento